LE VAMPATE DI COLORE DI ALFONSO SAGNELLI

 

Alfonso Sagnelli ha scelto la via dell’astrazione per esprimere i suoi slanci, la sua foga, il suo disagio verso una civiltà decadente che non recepisce il valore dell’arte. Il suo linguaggio pittorico – un informale acceso, impulsivo, intriso di emotività – si connota per un lirismo sottile, che si esplica nelle vampate di colore fluorescente su fondo nero, segni di una ricerca passionale e sensibile. La pittura di Sagnelli, articolata su accordi tonali, è fondata sui contrasti nero-colore e lucido-matto. L’artista esclude la figurazione per esprimere senza tramiti le sue emozioni, entrare nel campo della pura idealità, della forza dello spirito, del lirismo interiore, della sensibilità immediata. La pittura di Sagnelli è stata definita “linguaggio del nero” per la scelta del fondo scuro, non tetro, da cui affiorano con irruenza i segni informali. I neri sono le pieghe dell’anima, le ignote profondità dello spirito, attraversate e squarciate da palpiti luminosi. I colori fluorescenti parlano di uno spirito energico, che espone alla luce le ombre della propria interiorità.

Nei primi anni ’90, l’artista di Maddaloni traduce in forme protozoiche, embrionali, la sua volontà di penetrare nelle cose, di scavare oltre la superficie. Ogni segno rimanda ad una profondità ulteriore, tuttavia non è possibile scorgere il fondo e rivelare l’essenza. La densità e la profondità si coniugano in un accordo spirituale, come presenze mentali e visive di uno spazio stratificato.

Dalla metà degli anni ’90, Sagnelli applica sul supporto frammenti di stoffe e cornici, che raccolgono i riverberi del suo vissuto, della sua esperienza umana e sociale. Le stoffe sono quelle di San Leucio, dove l’artista si è formato, le cornici sono quelle dell’azienda paterna.

Negli ultimi lavori, Sagnelli tende al recupero del versante figurativo, con immagini romantiche, sensuali, che evocano l’umanità primitiva, i tempi mitici della caccia e degli eroi.

 

Marco di Mauro