INAUGURATA L’INSTALLAZIONE DI ANISH KAPOOR

 

Un immenso telone gommato, di colore rosso, sospeso tra due torri in tubolari di acciaio: è la pregevole installazione di Anish Kapoor, inaugurata domenica sera in piazza Plebiscito alla presenza del governatore Antonio Bassolino e del sindaco Riccardo Marone. L’artista inglese, di padre indiano e madre irachena, ha realizzato un’opera di grande impatto visivo, che coniuga monumentalità e leggerezza, umano e sublime in un accordo spirituale. “Tarantatara” – questo il titolo dell’installazione – si armonizza con lo spazio urbano per dissonanza e non per analogia. Al severo classicismo di Leopoldo Laperuta, autore del colonnato, si oppone il gusto anticlassico di Anish Kapoor, che tende ad annullare il peso della materia per emanciparsi dalla dimensione terrena. La scelta del colore rosso, che nella cultura indiana assume un valore simbolico e rituale, nasce dalla volontà di infondere la vita nella materia inerte, di trasformare il telone gommato in corpo e sangue. La formazione scientifica dell’artista si manifesta nello sviluppo curvilineo dello spazio, ispirato alle nuove concezioni della fisica. Ne parliamo direttamente con Anish, giunto da Londra per assistere alla cerimonia inaugurale.

- Il titolo della tua installazione, “Tarantatara”, è alquanto bizzarro. Da dove nasce?

“Tarantatara” è il suono della tromba, la mia opera vuole appunto amplificare i suoni della città.

- Realizzare un’installazione in uno spazio storico, già definito da presenze monumentali, è una sfida per ogni artista. Tu come l’hai vissuta?

Ogni opera che devo realizzare è una sfida, è una continua lotta con me stesso. Intervenire in piazza Plebiscito è stato più difficile del solito, perché è un luogo già perfetto, non è come lo spazio neutro di una galleria.

- Nella tua installazione riesci a coniugare la leggerezza e la monumentalità, l’umano e il sublime. Dove vuoi arrivare?

Io aspiro all’estasi, per questo cerco di annullare la distanza tra l’umano e il sublime. A me interessa superare la fisicità, innalzarmi verso una dimensione spirituale.

 

Marco di Mauro