ANRI SALA APPRODA NEL SALOTTO DI CHIAIA

 

“Three minutes” e “Untitled” sono i due video presentati da Anri Sala alla galleria Alfonso Artiaco di Napoli, sino al 30 gennaio. L’artista albanese, nato a Tirana nel 1974, è già noto al pubblico partenopeo per il video “Dammi i colori”, esposto in ottobre alla Mostra d’Oltremare. Quel video illustrava la rinata speranza degli albanesi attraverso il lavoro degli operai, impegnati a colorare le facciate dei palazzi di Tirana. Anche nel film “Intervista”, la riflessione di Anri Sala era incentrata sul tracollo del comunismo e sulle speranze riposte nel futuro dell’Albania. Nei video più recenti, l’artista ha abbandonato le tematiche socio-politiche per una ricerca formale di carattere minimalista, che indaga le interazioni tra il suono, la luce e il movimento. Il suono non è concepito come elemento di sottofondo, ma acquista un carattere evocativo ed appare come un linguaggio in corso di elaborazione.

Nel video “Three minutes”, la telecamera segue lo scorrimento di un asse di legno lungo i margini di una palude. L’asse di legno tende ad assottigliarsi, fino a diventare un pura costruzione digitale. Anche il suo impatto sul paesaggio tende a diminuire: al principio urta contro le foglie, poi le sfiora appena, infine scompare ogni contatto fisico. Così l’oggetto si smaterializza e la realtà sconfina nella surrealtà. La medesima poetica ispira il video “Untitled”, che presenta i riverberi e le rifrazioni di una luce intermittente su un piatto di batteria che vibra. Per setto minuti, lo strumento musicale sfida la sua originaria utilità e suggerisce una riconsiderazione sotto una nuova luce. “Ho selezionato un oggetto ordinario che ha un compito specifico, la sua ragione d’esistere – dichiara Anri Sala – e l’ho filmato mentre svolge il suo compito in una situazione di luce controllata. Il film rimuove gradualmente l’oggetto dalle sue associazioni normative. Ero interessato a creare una nuova efficienza per l’oggetto che avrebbe dovuto resistere alle aspettative iniziali: la ragione per la quale è stato prodotto.”

 

Marco di Mauro