L’IRONIA DI ANTONIO FOMEZ AL RAMO D’ORO

 

Si conclude oggi, al centro culturale “Il Ramo d’Oro”, l’esposizione di collage e bronzetti di Antonio Fomez. Sull’opera del maestro si sono espressi, con lusinghieri commenti, i più autorevoli critici e letterati, come Umberto Eco, Gillo Dorfles, Edoardo Sanguineti ed Angelo Trimarco. Con acuto sarcasmo, spirito dissacratorio, inesauribile vena ironica (ed autoironica), Fomez prende di mira l’uomo contemporaneo, con i suoi vizi e le sue pose. L’artista napoletano opera come una livella, demolisce pulpiti e cattedre, demitizza ruoli e professioni, attraverso un linguaggio graffiante che nasce da una radice pop, ma non si sottrae a suggestioni metafisiche e simboliste. I suoi bronzetti si animano di una giocosa vitalità, sostenuta da un’eccitazione liberatoria, da uno slancio sovversivo, da una burlesca esaltazione della vita e dei piaceri della carne. Nei suoi collage confluiscono ritagli di giornale, cartoline, appunti, citazioni, che integrano la pittura ed intessono una trama coerente di segni. Un capolavoro come “L’atelier” di Courbet è rivisitato in chiave parodica, per canzonare il pittore tradizionale, il madonnaro, il mestierante, che si esibisce davanti a un pubblico incolto. Lo spirito ludico di Fomez non risparmia i critici d’arte, che figurano come protagonisti di una tarantella, potenziale souvenir per i turisti che sbarcano a Napoli. L’artista riesce a stabilire un rapporto fecondo con la citazione o l’oggetto manipolato, esaltando la funzione del cambiamento di registro e la consapevole contraddizione tra la serietà del modello e l’ironia della sua elaborazione.

In una società dove l’impiegato cammina con gli occhi a terra, il neomelodico fa l’artista impegnato, l’avvocato va in giro col petto in fuori e la cravatta in gola, la pittura di Fomez irrompe come un’onda destabilizzante, capovolge gli equilibri e propone una visione disincantata della realtà.

 

Marco di Mauro