LE POTENTI SCULTURE DI ANTONY GORMLEY A MILANO

 

Nasce a Milano un nuovo spazio espositivo, la galleria Mimmo Scognamiglio, che apre i battenti con la personale di Antony  Gormley, classe 1950, uno dei più acuti e intriganti scultori britannici. L’opera di Gormley sconfina nello spazio e, pur nella sua evidenza plastica, tende a smaterializzarsi per diventare elemento catartico di un percorso iniziatico. L’artista esegue il calco del suo corpo, lo decompone in solidi geometrici e lo ricompone in forme aperte, disponibili ad ulteriori processi, elaborazioni, sviluppi.  Il corpo diventa lo spazio di un evento appena concluso ma pronto a ripetersi ciclicamente, una sorta di teatro rituale in cui si celebra il perenne sacrificio della vita e della morte, attraverso la decomposizione e la ricomposizione dei propri elementi. Oltre il deperimento della materia, la sua inesorabile consunzione, si percepisce una dimensione ulteriore, quella dello spirito che presiede alle manifestazioni effimere del mondo fenomenico. “Il nostro corpo – sottolinea Gormley – non è che un prestito temporaneo dalla massa di materia che costituisce il pianeta e alla quale, in un certo senso, noi diamo forma”. L’irriducibile conflitto tra lo spirito e la materia si esprime, nelle monumentali sculture di Gormley, attraverso l’alternanza di pieni e vuoti, zone di luce e zone d’ombra, nettamente segnati dai margini a spigolo vivo. Così le opere dell’artista britannico sembrano evaporare, dissolversi nell’atmosfera per ascendere alla dimensione assoluta dell’Essere, senza tuttavia recidere i legami con la dimensione terrena, alla quale sono tenacemente ancorate. In questo conflitto tra l’immanente e il trascendente risiede il significato profondo dell’opera di Gormley, in cui convivono – direbbe Nietzsche – i due impulsi apollineo e dionisiaco, ovvero la ragione e l’estasi, l’armonia formale e la dirompente creatività. La via di Apollo induce lo scultore a modellare le forme secondo misura e proporzione, la via di Dioniso lo spinge all’esaltazione delle pulsioni energetiche e spirituali, fino ad affondare la materia, bucare le superfici, frammentare le linee. In Shift V il corpo di Gormley diventa un agglomerato di tetraedri, in cui appena si riconosce una sagoma umana. In Feeling material VII, invece, la sagoma appare disciolta in un groviglio di fili di ferro, mentre in Precipitate VIII e in Senza Titolo-1 si ricompone attraverso l’incastro dei poliedri. In Slip II, infine, il suo corpo assume le sembianze di una geometrica griglia metallica.

La mostra, dal titolo “Spacetime”, è visitabile fino al 12 ottobre.

 

Marco di Mauro