ARTURO CASANOVA ALLA REGGIA DI CASERTA

 

Temperamento schivo, umile, riservato, voce calda e pacata, occhi profondi e sinceri, la fede esibita con orgoglio a testimonianza dell’amore per la sua donna. Arturo Casanova, l’artista capuano che espone fino al 24 luglio nella Reggia di Caserta, è un uomo semplice, eppure dotato di una sensibilità fuori del comune che gli ha permesso di scalare le vette dell’arte contemporanea. Suo padre lo aveva destinato alla professione di ragioniere, nella grigia monotonia di un ufficio bancario o assicurativo, ma il suo talento di artista, unito alla tenacia di chi parte da zero, ha prevalso sulla sua formazione. Arturo non ha frequentato accademie e non ha avuto maestri, ha imparato a dipingere da sé, attraverso lo studio, l’esercizio e la frequentazione delle mostre. La sua ricerca muove nei primi anni ’90 dalla figurazione, con figure cariche di energia e di tensione spirituale, come lo splendido Crocifisso che solleva il busto dalla croce in un estremo spasimo di dolore. Nel 1994 approda all’astrazione e dà vita ad una pittura delicata, lirica, elegante, solcata da nervi tesi in cui scorrono le sue emozioni, il suo bisogno di assoluto e di trascendenza.

La pittura monocroma di Arturo Casanova è materia pulsante, è la traduzione diretta e immediata di una tensione spirituale che aspira all’infinito, alla purezza immateriale dell’Essere. La rinuncia a quella ridondanza di segni di cui si compone la realtà visibile esprime l’intimo bisogno di evadere da una dimensione materiale ed immanente per esplorare realtà più profonde, in una sorta di percorso iniziatico, di esperienza mistica che approda alla pienezza dello spirito. L’ineffabilità della pittura di Casanova nasce proprio dall’esperienza mistica, perché l’artista sente che il suo linguaggio è inadeguato a descriverla.

Questa pittura possiede una forza plastica erompente, che fa vibrare le superfici in una sorta di moto ondoso. Il volume non è dato dal chiaroscuro, bensì dalla luce che, permeando la materia cromatica, come nella pittura giottesco-masiana, suggerisce volumi e delinea le forme dello spirito.

 

Marco di Mauro