QUATTRO IDENTITÀ NELL’ ERA DEL DIGITALE

 

La galleria Klimt di Aversa, diretta dal giovane Antonio Benigno, aspira a proporsi come vetrina attendibile dell’arte contemporanea, nelle sue correnti astratte e figurative, geometriche e informali. Da questa filosofia nasce la collettiva “Quattro identità nell’era del digitale”, che si concluderà sabato 4 ottobre. La mostra presenta una selezione di opere di Ciro Barbaro, Franco Iuliano, Roberto Sanchez e Salvatore Starace, quattro artisti che condividono, pur nella diversità dei rispettivi generi, la volontà di agire nella contemporaneità, di esprimere la coscienza e la sensibilità del nuovo millennio.

Ciro Barbaro dipinge volti di donne stranite, smarrite, straziate, alle quali attribuisce delle quotazioni fittizie e dei nomi popolari come Concetta e Gelsomina. In questo lavoro si percepisce una vena ironica, una eccitazione liberatoria, una volontà di esorcizzare il malessere sociale, attraverso una pittura icastica ed espressionista.

Franco Iuliano stende una varietà di segni, notazioni e sfumature su fogli di carta ruvida e lingue di tela grezza. I suoi interventi grafici, sintetici e calibrati, basati sul contrasto delle tinte brune sul fondo avorio, graffiano la campitura come registrazione di frangenti di vita. Iuliano non esita a definire le sue opere come “panni stesi ad asciugare”, rilevando il nesso inscindibile con la propria esperienza quotidiana.

Roberto Sanchez, che ha scelto la via dell’astrazione geometrica, intesse trame di luce con intersezioni di piani ed improvvise accensioni cromatiche. Nel disegno s’intuiscono visioni urbane e simulazioni architettoniche, che perdono ogni residuo oggettivo per definire strutture visive pure. Su questa trama s’impostano segmenti verticali e obliqui, sintetiche allusioni agli uomini che abitano e vivificano lo spazio urbano.

Salvatore Starace assume come punto di vista il ponte di Seiano, di cui riproduce, in ogni opera, una sezione della ringhiera. Questo elemento acquista una duplice valenza: da un lato, in quanto ringhiera, indica separazione e rifugio nella propria terra; e dall’altro, in quanto ponte, suggerisce un’apertura, una volontà di estendere i propri orizzonti, di affacciarsi sul mondo. In contemporanea, Starace è impegnato in una personale alla Garage Gallery di Venezia, dove il tema del ponte assume una valenza ulteriore: un segnale di unità contro il referendum che minaccia di dividere Mestre dalla città lagunare.

 

Marco di Mauro