“IL PILASTRO” PRESENTA LA RASSEGNA “B-FRONTE”

 

La giovane arte campana è di scena al centro culturale “Il Pilastro” di Santa Maria Capua Vetere, che ospita la pregevole rassegna “B-fronte”, volta ad istituire un filtro nel perverso mondo dell’arte e dare visibilità agli artisti che spiccano per talento, sensibilità e doti tecniche. La rassegna, curata dal giovane Marco di Mauro,  propone una selezione di dodici artisti, che espongono sino al prossimo 29 gennaio nell’accogliente galleria in Terra di Lavoro. “B-fronte” presenta due artisti alla volta, uno di fronte all’altro, per istituire un dialogo tra poetiche diverse e rilevare affinità ideali.

Il primo appuntamento della rassegna propone, sino al 12 novembre, un inedito accostamento tra i dipinti ad olio di Abramo Cantiello e le carte abrase di Francesco Capasso, ovvero tra il figurativo e il concettuale. Nonostante la diversità di linguaggio, i due artisti sono accomunati dalla classicità della composizione e dal tema della precarietà che grava sulla condizione umana. Il processo di dissoluzione e ricomposizione dell’immagine rappresenta, nei paesaggi di Cantiello come nei collages di Capasso, la matrice dell’invenzione creativa.

Abramo Cantiello, con una sensibilità metafisica, coglie il flusso dell'immobile guardando la realtà con l’allucinata visione di un mistico e ne restituisce la fisicità con attento controllo tecnico, compositivo ed estetico. L’artista ha elaborato un linguaggio concreto ed icastico, memore di Piero Della Francesca e di Jean Fouquet, in grado di esprimere una sensibilità contemporanea in una forma classica. Affascinato dalla pittura del silenzio e dell’atemporale, Cantiello definisce immagini austere, ambigue, ieratiche, che tendono all'astrazione.

Francesco Capasso tende alla sublimazione poetica dell’oggetto usato, logoro, abraso, di cui rivela la segreta spiritualità come residuo dell’esistenza non solo umana, potremmo dire cosmica. L’artista compone le sue opere con i residui di carta abrasiva, affascinato dalla sua proprietà di conservare l’impronta del colore asportato dagli oggetti. I suoi lavori sono solcati da graffi e crepe, che comunicano una sensazione di sofferta precarietà. Le carte abrase accolgono i riverberi di una realtà degradata, che Capasso tende a ricomporre con estremo lavoro di sintesi.