INTIMI SGUARDI ALLA GALLERIA “IL PILASTRO”

 

Procede con successo, al centro culturale “Il Pilastro” di Santa Maria Capua Vetere, la rassegna d’arte contemporanea “B-fronte”, volta a promuovere la giovane arte campana. Sino a domani sono esposte le opere di Gemma Cominale ed Antonietta Vaia, che prediligono una pittura materica e informale, nella quale dispiegano i propri slanci emotivi.

Gemma Cominale, incline alla riflessione autobiografica ed esistenziale, traduce la sua intimità in una pittura densa, materica, ravvivata da riflessi metallici e schegge luminose. La sua tavola diventa lo spazio di una proiezione psicologica, che riflette uno spirito insicuro, una sensibilità introversa e contemplativa. L’inconscio prende forma nelle superfici che si piegano o si tendono, nei segni che si diradano o si addensano, in una sorta di espressionismo della memoria. Dal torbido fondale emerge una scheggia luminosa, un frammento dello spirito che affiora dall’inconscio e si pone in primo piano come punto focale dell’opera. L’artista atellana configura una pittura intima, evocativa, espressione fedele delle vibrazioni dell’interiorità. La percezione dei graffi, delle pieghe, dei riflessi dorati si traduce in esperienza psicologica, che fa risuonare sensazioni passate o ne suscita di nuove.

Antonietta Vaia ha abolito la figurazione per istituire un dialogo intimo e solitario con la materia, in cui stende una rete di segni informali, l’iconografia del suo spazio interiore. L’artista esplora il potenziale espressivo ed evocativo della materia per infondere in essa le sue pulsioni, ansie, trepidazioni. I suoi moti interiori, svincolati dall’indagine formale delle scienze, sono espressi con una sensibilità poetica ed una tensione onirica che sono propri di un animo femminile. Granelli di sabbia, steli secchi, frammenti cartacei invadono la tela, amalgamati da un manto di colori acrilici che penetra nelle rughe del supporto e riduce le asperità. Il colore, steso con passionale irruenza sulla superficie ruvida della tela, è luminoso, brillante, ma reca i segni di molteplici ferite. Sui brandelli di carta, estratti dai quotidiani locali, si leggono notizie di cronaca, storie personali e collettive che l’artista recepisce, filtra e traduce nella sintesi dell’opera d’arte.

 

Marco di Mauro