LE MAPPE CONCETTUALI DI BIANCO-VALENTE

 

Una mappa geografica è fissata al muro con un chiodo, che cade nel punto esatto in cui sorge Napoli. Possiamo ruotare la mappa, la possiamo capovolgere, ponendo l’Africa a nord e l’Europa a sud, ma quel punto rimane fisso a significare che Napoli è sospesa nel suo immobilismo: può cambiare sindaco, cambiare bandiera, cambiare look, ma l’anima della città non può fare a meno di perpetuarsi. Questa installazione rudimentale, eppure densa di significato, introduce la mostra di Bianco-Valente presso la galleria Alfonso Artiaco di Napoli, visitabile fino al 7 maggio.

Procedendo dall’ingresso alla galleria vera e propria, si passa da una mappa geografica ad una concettuale, dalla rappresentazione del mondo esterno a quella dell’io più profondo e segreto. Il mondo interiore si manifesta come una ragnatela di segni che si dispongono sulle pareti e sul soffitto come frammenti, unificati da una rete di segmenti, le connessioni che il soggetto stabilisce per costruire la sua visione del mondo. Ogni frammento, però, si collega a diversi frammenti, non ad uno solo, lasciando al pubblico la libertà di scelta, ovvero la possibilità di costruire un percorso individuale all’interno della rete.

L’intrigante installazione nasce da un progetto artistico, legato ai viaggi e agli influssi astrali, che Bianco-Valente hanno intrapreso a partire dal 2001 per verificare su se stessi la fondatezza di un’antichissima teoria astronomica e astrologica, ricodificata negli anni settanta dal ricercatore italiano Ciro Discepolo. Partendo dal moto apparente del sole visto dalla terra, e spostandosi in determinati punti del globo al compimento dell’anno astronomico, sarebbe possibile controllare le tendenze degli eventi futuri. Questa sperimentazione ha finora condotto i due artisti in Brasile, India, Marocco, Siberia, Azzorre, Australia, Russia, Yucatan, Canada, Singapore, arricchendo notevolmente le loro esperienze di viaggio. La loro prossima meta sarà, fra qualche settimana, la città di Concepción in Cile.

 

Marco di Mauro