CARMINE DI RUGGIERO APPRODA AL “MA”

 

Spesso l’arte suggerisce modi di aggregazione o destrutturazione capaci di sviluppare processi di conoscenza interna ed esterna. Nelle ultime opere di Carmine Di Ruggiero, in mostra alla galleria MA di Napoli fino al 24 gennaio, la superficie pittorica “ingoia” i pennelli ed i tubetti di colore, in un processo di contaminazione che aspira a fondere l’antico binomio arte-vita. I tubetti di colore, avvolti e compressi nelle pennellate informali, si integrano nell’opera come valori di massa. La stesura gestuale delle opere, in cui rifluisce l’incontrollata passione di uno spirito inquieto, contrasta con le linee ortogonali che tendono a delimitare lo spazio pittorico in una definizione architettonica. Ma la pittura non ammette argini, fluisce libera oltre le campiture geometriche, fino ad invadere la superficie della tavola e, idealmente, lo spazio esterno. Sembra che l’artista, trasportato dall’onda delle emozioni, voglia uscire dallo spazio fisico e proiettarsi in un dimensione assoluta.

La pittura di Carmine Di Ruggiero è una sincera proiezione di sé: la sua mano vibra come l’ago di un sismografo che registra le vibrazioni dell’interiorità. Questo processo avviene nello spazio fisico/ideale del suo laboratorio in Villa Faggella, dove – come osserva Dario Giugliano – “gli oggetti acquistano senso, cioè iniziano ad esistere per quello che sono, aprendosi ad un’esistenza che prima non avevano”. La quiete di questo luogo, immerso in un paesaggio aspro e sublime, è evocata dalle costruzioni geometriche di cui abbiamo detto, sintetiche allusioni all’atelier come sede della creatività e dell’ingegno.

 

Marco di Mauro