Da pubblicare entro sabato 8 aprile

 

 

 

LA TEMPESTA DI CARMINE DI RUGGIERO AL “CIVICO 9”

 

Un intimo colloquio con la parte più intima di sé, un colloquio fatto di urla e silenzio, impeti e inerzia, che si susseguono a ritmi serrati nello spazio magico della tela. Sono le recenti opere di Carmine Di Ruggiero, esposte fino a sabato 8 aprile presso la galleria “Civico 9” di Napoli.

Con la consueta potenza espressiva, il maestro stende sulla tela un eccitato groviglio di segni informali, fluide pennellate di colore denso, materico, in cui si legge la volontà estrema di opporre l’essere al non essere, di sopprimere il vuoto con una tempesta emotiva, di proiettare all’esterno l’ansia per una vita che fugge repentinamente. Nelle tele di Carmine Di Ruggiero c’è anima e corpo, un sotteso palpitare di emozioni che agita la materia cromatica facendola vibrare. I nostri occhi, catturati dalla calda temperatura dei colori, sono trascinati nel trapasso veloce delle pennellate, dove nulla è lasciato al caso: nella fitta trama dei segni possiamo cogliere un pensiero sottile, una intelligenza compositiva che presiede alla disposizione delle linee ed agli accostamenti cromatici. E nel cogliere gli echi della pittura, ci accorgiamo di leggere la complessità di una visione, l’indeterminatezza del vivere e del percepire. Il colore è intriso di luce, una luce abbacinante che dissolve la materia e purifica il segno, stemperando la tensione drammatica per innalzare il quadro verso una dimensione lirica.

Nelle ultime opere, quelle del 2000-2006, si assiste ad un sottile mutamento nello stile del maestro, il quale trae suggestioni dalla poetica di Arman e del Nouveau Realisme per fondere il tradizionale binomio arte-vita. I pennelli e i tubetti di colore restano prigionieri della tela, ingoiati dalla pittura, e diventano parte integrante di una rete di segni, nervature dinamiche come i segmenti di un elettrocardiogramma impazzito.

 

Marco di Mauro