LA NUOVA GALLERIA DI ALESSANDRA PASSERA ESPONE I PROGETTI DI CHRISTO

 

Apre con Christo e Jeanne-Claude il nuovo spazio espositivo “Corso Venezia Otto” a Milano, diretto dalla facoltosa Alessandra Passera, già nota al mondo dell’arte contemporanea per la sua ventennale attività nella galleria Tega. La mostra milanese propone sino al 30 novembre una serrata selezione di progetti di Christo, che documentano gli stadi di una creatività incessante e le lunghe fasi di gestazione delle sue opere. Sono esposti i disegni per l’imballaggio del monumento a Vittorio Emanuele, compiuto a Milano nel 1970; per l’istallazione “Surrounded Islands”, realizzata in Florida nel 1983; per l’imballaggio del Reichstag, compiuto a Berlino nel 1995; infine il progetto dell’istallazione “The Gates”, che sarà allestita nel Central Park di New York a febbraio 2005. Il progetto approvato dal sindaco Michael Bloomberg prevede l’istallazione di 7500 portali, lungo i sentieri del parco di Manhattan. Da ogni architrave penderà un pannello di stoffa color zafferano, che sarà libero di ondeggiare verso il pannello seguente. Dall’alto dei grattacieli che lambiscono Central Park, si avrà la sensazione di un fiume dorato che appare e scompare tra gli alberi, evidenziando l’impianto organico dei sentieri.

Christo e Jeanne-Claude, lui bulgaro e lei francese, rappresentano uno dei più fecondi sodalizi artistici del nostro tempo. La celebre coppia, residente a New York, ha stupito il mondo con i suoi macroscopici imballaggi, finanziati con i proventi della vendita dei disegni preparatori e degli studi ambientali. Con ammirevole coerenza, i due artisti respingono qualsiasi sponsor privato o istituzionale, non accettano forniture gratuite dalle ditte che producono i materiali, versano regolari compensi alle maestranze impiegate nelle istallazioni.

La pratica dell’imballaggio, che avvolge il suo contenuto in un’atmosfera surreale, nasce da un’opera emblematica del dadaismo: “L’enigma di Isidore Ducasse” di Man Ray, che nel 1920 fasciò una macchina da cucire con una coperta ed un filo di spago. Con tale operazione, l’artista americano conferiva alla macchina una forma antropomorfa e dava risalto al mistero che avvolge l’oggetto della civiltà. L’intuizione di Man Ray è diventata la filosofia di Christo e Jeanne-Claude, che dal 1958 usano occultare sia oggetti comuni come sedie e tavoli, sia elementi di paesaggio come ponti, palazzi, fiumi, scogliere. Gli imballaggi di Christo e Jeanne-Claude lanciano un messaggio di riconciliazione con l’ambiente naturale o urbano, valorizzato dall’occultamento temporaneo, che stimola l’immaginazione del pubblico. I due artisti, animati da un’accesa coscienza ecologica, impiegano solo materiali riciclati e riciclabili, attuando un significativo recupero degli scarti industriali.

 

Marco di Mauro