LA SFERA E LA SPIRALE NELL’OPERA DI CLAUDIO INFANTE

 

Nella celebre Allegoria di Alfonso d’Avalos, Tiziano attribuiva alla sfera di cristallo il significato di un’armonia superiore, universale, idealmente conclusa nella sua forma perfetta e senza spigoli. L’artista cilentano Claudio Infante, in mostra dal primo al 16 marzo al Maschio Angioino di Napoli, ripropone il valore simbolico della sfera nelle sue monumentali sculture ed installazioni, concepite come corpi senza peso, liberi di ruotare nello spazio, lasciandosi attraversare dalla luce che gioca un ruolo fondamentale nella percezione dei corpi in movimento. Nella ideale, ma potenzialmente reale, rotazione della sfera si realizza la fusione dei contrasti: opacità e trasparenza, leggerezza e monumentalità, pieno e vuoto, che acquistano valore soltanto in una visione statica e materialistica.

Alla finitezza della sfera, però, l’artista contrappone l’incompiutezza di una forma spiralica, che comunica l’ansia di ascendere e di trascendere l’esperienza dei sensi, per conquistare quella pienezza dello spirito che rappresenta il fine ultimo dell’esistenza umana. Nel motivo della spirale possiamo individuare un richiamo al costruttivismo russo e in particolare al Monumento alla Terza Internazionale di Tatlin, che però si colloca in un orizzonte materialista, aspirando alla costruzione ‘dal basso’ del socialismo, mentre l’opera di Claudio Infante si colloca in una dimensione trascendente, ormai affrancata da ogni legame con la corporeità.

Inoltre, nell’opera di Infante, l’utilizzo di materiali riflettenti e specchianti, unitamente alla presenza di varchi, fessure e fenditure, ci offre la sensazione di entrare nell’opera e di abitarla, partecipando all’armonia superiore della sfera.

La scelta di materiali di recupero come reti metalliche, lamiere, frammenti di legno e plastica assume una valenza etica, in opposizione alla ridondanza di segni rumorosi e squillanti di cui si serve la società dei consumi per veicolare futili messaggi. La scelta dell’artista cilentano, in tal senso, è in piena consonanza con la poetica dell’arte povera, e in particolare con l’opera di Mario Merz, che pure elevò la sfera e la spirale a simboli archetipici.

Un’ultima considerazione va fatta sul valore della manualità nell’opera di Infante, il quale, avversando i teorici dell’«arte fredda», intende l’arte come una creazione congiunta delle mani e della mente.

 

Marco di Mauro