LA POETICA SUGGESTIONE DI «CURRENTI CALAMO»

 

Si intitola “Currenti Calamo” la suggestiva installazione di Carmine Boccia, Patrizio De Biase e Jole Raimo, che sarà inaugurata domenica 19 luglio alle ore 19, nel castello ducale di Sant’Agata dei Goti. I tre artisti vesuviani, riuniti nel gruppo Pari & Dispari, hanno utilizzato legni consunti, ferri corrosi, tele usurate, logori brandelli di tempi remoti che trasudano ancora un alito di vita, quella vita che sfugge dalle mani e corre ad occhi bendati verso una meta inarrivabile. “Currenti calamo” è un invito a voltarsi indietro, ad imporsi una pausa per meditare sui valori culturali e ambientali che stiamo dissipando. Prima che vadano dispersi tra nuovi deserti ed acque putride come quelle del fiume Sarno o del Mekong, il sodalizio vesuviano ne ripropone l’essenza, in termini sinestetici e semantici, attraverso il linguaggio universale dell’arte.

L’installazione – accompagnata dai versi dei gabbiani che si librano in volo sulle distese marine – si presenta come la fusione di un telaio meccanico e della prua di un veliero, abitato da una figura invisibile, spettrale, che scrive le sue ultime parole su un foglio ingiallito. La fusione di vari oggetti rinvia, idealmente, alle sculture futuriste di Umberto Boccioni, ove però la dimensione dinamica è insita nell’opera e si esplica nella compenetrazione dei piani. Invece, nell’installazione di Boccia, De Biase e Raimo il movimento è trasmesso meccanicamente da un congegno interno, azionato da un sensore.

Il telaio acquista una forte valenza simbolica, non solo come strumento di produzione, di teknè che sviluppa l’impulso metamorfico della natura trasmutandola in energia, ma anche per la sua proprietà di ricucire i tagli, le ferite e di ricomporre quella sottile trama di corrispondenze tra gli elementi della natura e quelle dei sensi, che l’uomo ha gravemente compromesso con la sua devastante attività. Il veliero, senza ancôra e senza remi, allude all’inarrestabile cammino dell’umanità, trasportato da sogni e aspirazioni che, molto spesso, non sono partoriti dal sé ma indotti dal sistema. L’innata curiosità dell’uomo fa da ponte temporale verso la lavagna adamitica di Major o la carta bianca di Locke, in cui vengono registrate le idee che costruiscono la coscienza. La vela, nella quale i sensi, con le loro percezioni, riempiono lo spazio di rappresentazioni o idee di cose visibili e invisibili, si compone di tele dipinte, con vistosi rattoppi, su cui si affollano segni astratti e volti straniti, avulsi dalla realtà immanente e precipitati in una dimensione onirica: quella che accompagna le avventure dei naviganti. Il richiamo ai quattro elementi, nella materica densità della pittura, nelle accese cromie dei pigmenti, nella rotazione dell’albero maestro, suggeriscono la brusca accelerazione verso lo sviluppo di fonti rinnovabili di energia, come la luce del sole, nel riflesso dello specchio, il calore della terra, raccolto dalla lanterna, e le correnti di marea, percorse dal tridente.

Ai piedi del veliero si scorge una lettera, romanticamente inserita in una bottiglia e consegnata alle prossime generazioni: «Adamo ha per così dire cancellato dalla tavola del suo intelletto/ così tante cose belle e nobili in esso annotate/in maniera intenzionale e addirittura stolta: tuttavia/ e per lo meno/ quella lavagna pensata e nuda/ è rimasta ancora per noi tale/ che di nuovo qualcosa vi può essere scritto». Contiene la memoria di ciò che abbiamo perduto, o forse un invito a non lasciarsi vivere currenti calamo, per non incorrere in irreparabili lapsus calami.

Intorno all’installazione si dispongono, fugacemente, tele e sculture che ne amplificano il significato, facendolo risuonare nello spazio. Nelle tele di Patrizio De Biase, che trasfigura liricamente il moto dei venti, si percepisce il senso di una fluidità magmatica e di una materica propensione alla tridimensionalità. Carmine Boccia, invece, rappresenta la madre Terra che veicola il flusso delle acque, così come la ragione veicola i sentimenti e li sottopone al suo controllo. Una sensibilità femminile, infine, trapela dalle preziose elaborazioni di Jole Raimo, che ricorre a temi mitologici, come la caduta di Icaro, per rappresentare l’azione dirompente del fuoco.

La mostra, patrocinata dall’associazione Artèteca con il contributo di Euro Rida, resterà aperta fino a domenica 26 luglio.

 

Marco di Mauro