I BIRILLI MASCHERATI IN MOSTRA AD ACERRA

 

Sono in mostra ad Acerra, nella galleria “Il ritrovo dell’arte” di Mimmo Fatigati, i “birilli mascherati” di Maria Pia Daidone. E’ un’arte colta, raffinata, pungente, densa di rimandi ai grandi eventi del nostro tempo, ai mutamenti culturali e geopolitici determinati dalla catastrofe dell’11 settembre. I birilli mascherati sono simboli antropologici, che rivelano la propria fragilità e instabilità nel momento in cui cadono, come le Twin Towers di Manhattan. La differenza fra i birilli e le torri sta nel fatto che i primi sono creati per essere abbattuti, mentre le torri aspiravano presuntuosamente all’eternità ed invece, al primo colpo, si sono fuse e accartocciate come due lattine. E’ una tragica osservazione che induce l’artista a meditare sui contenuti della nostra civiltà, sulle conquiste del progresso e sull’esibizione di forza che ne deriva. La diversità dei birilli disposti in ordine sparso o diligentemente allineati, richiama quell’esigenza di unità nella diversità che gli eventi recenti hanno gravemente offeso, generando un diffuso clima di sospetto fra popoli di antica frequentazione. Solo l’arte riesce a superare le frontiere ed a ristabilire l’ordine in un mondo dilaniato dai conflitti.

I birilli di Maria Pia Dandone, che si offrono in silenzio ed in posa ieratica, sviluppano una concezione centripeta dell’opera d’arte, che sollecita l’osservatore a scavare oltre la superficie, a percepire nella elementarità dei segni una complessità di rimandi segreti. Unica nota di colore nella superficie dei birilli è una pupilla gelida, dilatata, devitalizzata, che volge lo sguardo dentro di sé per esplorare le radici dell’essere. La tecnica del collage, adottata dalle avanguardie del Novecento per la sua proprietà di comporre le immagini con dei valori di massa che si possono applicare e rimuovere all’infinito, è ripresa dall’artista partenopea con un risultato diverso: stampare sagome certe sul “buco nero” della tavola, anteporre al Nulla la presenza rassicurante dell’Essere.

 

Marco di Mauro