LE SAGOME DI MARIA PIA DAIDONE A SANTA MARIA CAPUA VETERE

 

E’ aperta fino al 5 aprile, nel centro culturale “Il Pilastro” di Santa Maria Capua Vetere, la mostra dell’artista napoletana Maria Pia Daidone. L’interessante esposizione, dal titolo “Sagome”, è stata presentata dal critico d’arte Giorgio Agnisola.

Le ultime opere della Daidone, in tecnica mista, sviluppano una concezione centripeta dell’opera d’arte, che sollecita l’osservatore a scavare oltre la superficie, a percepire nella elementarità dei segni una complessità di richiami segreti, da esplorare attraverso uno sguardo interiore nelle radici dell’essere. Rispetto alle opere degli anni scorsi, la Daidone manifesta una volontà di sintesi e semplificazione delle forme, un infittirsi dei simboli e un modo nuovo di trattare il supporto. Non più superfici lucide e plastificate, ma legno ruvido, sfregato con la carta vetra, che comunica una sensazione di logoro, usurato, consumato dal tempo e dall’azione dell’uomo. In questa evoluzione si percepisce la personalità dell’artista, che sottopone se stessa ad una sfida quotidiana, mai soddisfatta dei propri risultati, ed aspira all’espressione assoluta del proprio sentire in una pittura colta, raffinata, densa di rimandi.

“Tutto è giocato partendo da una sagoma – osserva Giorgio Agnisola – come riferimento all’uomo e alla sua condizione esistenziale. La sagoma, calata su un fondo nero che la definisce e la contestualizza, è cosparsa di segni che alludono al pensiero sedimentato nell’esperienza dell’artista. I volti non hanno bocca, non parlano, si offrono in silenzio come figure totemiche. L’occhio destro non vede, è appena definito da una linea. Invece l’occhio sinistro ha una pupilla dilatata, come una specola che ci costringe a guardarci dentro, a ritrovare la nostra dimensione dell’essere. Questa prospettiva sacrale, misteriosa, drammatica, è demistificata dalla sagoma a forma di birillo. In questa bivalenza, nell’intreccio di una dimensione ludica e una prospettiva sacrale si coglie la sensibilità femminile di Maria Pia Daidone, che riesce ad ironizzare sul dramma umano.”

 

Marco di Mauro