L’APOTEOSI DI SPOERRI ALLA GALLERIA ALLEGRETTI

 

L’arte come esperienza etica, come utopia capace di sfidare la realtà, di travalicare i confini dell’ovvio e del certo per alterare la nostra percezione del mondo. Il credo del compianto Pierre Restany, teorico del Nouveau Réalisme, è pienamente incarnato nella “Catena genetica del mercato delle pulci”, la monumentale installazione di Daniel Spoerri allestita, fino al prossimo 20 gennaio, nei grandi spazi della Galleria Allegretti di Torino. L’artista di origine rumena, classe 1930, racconta tre decenni di vita parigina, saturi di esperienze, incontri e appassionate ricerche, attraverso quaranta altorilievi che insieme compongono un fregio di 100 metri. Gli altorilievi sono realizzati applicando su tavola la moltitudine di oggetti, dagli arnesi chirurgici agli strumenti tessili, dalle maschere africane alle bambole di gomma, che Spoerri acquistava al Marchè aux Puces di Parigi. La scelta degli oggetti non è dettata solo dalle qualità estetiche, ma anche dal valore evocativo che essi esprimono, richiamando esperienze vissute, storie personali che talvolta il pubblico è in grado di intuire. In una parvenza di caos primordiale, generato dall’accumulo di oggetti disparati, che non di rado si sovrappongono in affollati assemblaggi, è possibile tuttavia individuare una fine intelligenza compositiva, che tende ad alternare espressioni di vita e di morte, di spirito e di materia. Così allo scheletro di un impiccato sono associate le turgide foglie di una pianta, mentre ad un crocifisso di piombo è associata una lampadina accesa, sorretta da un asse mobile che richiama le dinamiche strutture di Jean Tinguely. Ma nell’opera di Spoerri, che attualmente risiede in Toscana, rifluisce anche una componente classica, ravvisabile nella forma stessa della sua “Catena genetica”. L’installazione, infatti, richiama il fregio continuo che ornava la trabeazione dei templi ionici e, più tardi, le facciate di ville e palazzi rinascimentali.

Alla “Catena genetica” si affianca una serrata selezione di gioielli di forme antropomorfe, ideati dall’artista a Valenza presso il laboratorio di disegno Emme Jewellers. Spoerri concepisce il gioiello come opera d’arte da indossare, da vivere in prima persona con il proprio corpo, che ne costituisce il necessario complemento.

A conclusione della mostra è possibile ammirare (dulcis in fundo!) l’ultimo dei tableaux-pièges di Spoerri, realizzato proprio in galleria dopo una cena con gli amici. Questo tableau si distingue dai precedenti perché qui, per la prima volta, l’artista ha fatto scivolare un lembo della tovaglia, che trascina con sé piatti, posate e bottiglie. A ben vedere, però, la tovaglia non cade, ma rimane sospesa nell’aria come un tappeto volante, che trasporta quella fatidica cena da una dimensione attuale ad una memoriale.

 

Marco di Mauro