IN MOSTRA LE OPERE DI GIAN POTITO DE SANCTIS, ARTISTA RISCOPERTO

 

Una distesa di figure umane, dipinte su vari supporti, si dispongono sul pavimento in modo da comporre una croce. In questa dimensione sacrale, accentuata dalla presenza di antichi affreschi, l’artista napoletano Gian Potito De Sanctis presenta la sua recente produzione pittorica, nell’ex refettorio di San Domenico Maggiore. “Epifanie mediterranee” – questo il titolo della mostra, a cura di Carmen Barbato – prosegue fino a sabato 8 maggio, con il patrocinio del Comune di Napoli.

Allievo di Augusto Perez all’Accademia di Belle Arti di Napoli, Gian Potito De Sanctis ha alle spalle una febbrile attività artistica che lo ha visto impegnato in diversi linguaggi e forme di espressione. Ha esordito nel campo della scultura con opere in creta e in bronzo, che richiamano lo stile di Perez, ma risentono anche della sintesi plastica di Brancusi e della potenza espressiva di Michelangelo. Nel 1989 vince il 1° premio di scultura all’Accademia di San Luca, con un delicato rilievo marmoreo dal titolo “Tondo di donna”. Negli anni Novanta, l’artista attraversa una fase di depressione e isolamento, che traduce in dipinti allucinati alla maniera di Rothko, o sculture di donne oppresse dai volti deliranti. Oggi De Sanctis ha superato il momento critico della depressione e rilancia il suo rapporto con il mondo attraverso una pittura nuova, a tinte vivaci, che fonde espressioni figurative con echi materici dell’informale. Queste opere nascono da un lavoro a quattro mani: la madre dell’artista stende il colore in pennellate dense, senza forma, mentre il figlio definisce le figure con la vernice bianca. La collaborazione con la madre stempera la sua rabbia e diluisce l’impeto delle emozioni in un linguaggio sereno, limpido, pacato.

Esaminando il percorso artistico di De Sanctis, si coglie una progressiva tendenza alla sintesi, all’astrazione, alla smaterializzazione. “La scelta della pittura – spiega l’artista – è motivata dal minore impegno fisico, che mi solleva e mi rasserena. La scultura, invece, è un’attività dura, energica, che richiede un gran lavoro manuale oltre che intellettuale.”

 

Marco di Mauro