“ALPHA MAX” ALL’ACCADEMIA DI BELLE ARTI DI NAPOLI

 

L’Accademia di Belle Arti ha dato il via al progetto di ricerca “Alpha Max”, firmato dall’artista napoletano Enrico De Maio. Il progetto coinvolge una decina di allievi, che si riuniscono due volte la settimana per attuare un antico sogno dell’uomo: la conversione di emozioni-pensieri in immagini colorate e sonore che si materializzano davanti al fruitore. Alpha Max fa ricorso alle tecnologie più avanzate per trasformare le onde cerebrali in segnali digitali, pronti ad essere decodificati e plasmati con apposito software. Infine, i segnali sono inviati ad una macchina che li traduce in immagini tridimensionali e sonore. Il fruitore, avvolto nel libero fluire di forme, riceve mutevoli sensazioni che agiscono e influenzano la creazione di nuove immagini. L’associazione del pensiero alla luce e al colore rimanda, necessariamente, alle teorie espresse da Kandinskij nel saggio “Dello spirituale nell’arte”.

“Alpha Max” esprime a fondo la poetica di Enrico De Maio, che intende l’arte come veicolo d’espressione e comunicazione di un contenuto alto, pregnante, universale. Il fruitore è invitato a recepire una sensazione viva, tangibile, la vita stessa che è parte integrante dell’opera. Esemplare della sua concezione artistica è il “Trasformatore universale”, che acquista senso e significato dalla propria corruzione. Nucleo dell’opera è una pianta che ossida una lastra di metallo nichelato, rivelando un ciclo che, proprio nella rappresentazione della caducità delle parti, perpetua senza posa l’energia vitale.

Altra opera emblematica della sua poetica è “Nemesis”, realizzata nel 1990 in memoria della catastrofe di Hiroshima. Nucleo significante della scultura è un ramo reciso all’estremità, che proietta la sua ombra su una lastra di vetro illuminata dal neon. L’ombra non si arresta alle dimensioni attuali dell’oggetto, ma prosegue e restituisce l’immagine del ramo originario. Il corpo vegetale è stato decomposto dalla deflagrazione, ma la sua energia vitale, il suo spirito inestinguibile si oppone alla morte ed emana una luce soffusa, vivida, cangiante.

L’artista napoletano è andato oltre, realizzando una macchina-scultura che interagisce con il fruitore ed associa ad ogni suo movimento una reazione meccanica. “De rationartis” – questo il titolo dell’opera, presentata nel 1992 allo Studio Trisorio – traduce il libero e incondizionato movimento del corpo umano in suoni, luci e colori che prescindono da una ripetizione pre-ordinata.

“De rationartis” era il turning point di una ricerca sulle interazioni uomo-ambiente, avviata nel 1987 con le finestre cinetiche e conclusa nel 2004 con il progetto “Alpha Max”.

 

Marco di Mauro