ARTE E VITA NELL’OPERA DI ENRICO DE MAIO

 

L’arte, per Enrico De Maio, è veicolo d’espressione e comunicazione di un contenuto alto, pregnante, universale. Il fruitore è invitato a recepire una sensazione viva, tangibile, la vita stessa che è parte integrante dell’opera. Esemplare della sua concezione artistica è il “Trasformatore universale”, che acquista senso e significato dalla propria corruzione. Nucleo dell’opera è una pianta che ossida una lastra di metallo nichelato, rivelando un ciclo che, proprio nella rappresentazione della caducità delle parti, perpetua senza posa l’energia vitale.

Altra opera emblematica della sua poetica è “Nemesis”, realizzata nel 1990 in memoria della catastrofe di Hiroshima. Nucleo significante della scultura è un ramo reciso all’estremità, che proietta la sua ombra su una lastra di vetro illuminata dal neon. L’ombra non si arresta alle dimensioni attuali dell’oggetto, ma prosegue e restituisce l’immagine del ramo originario. Il corpo vegetale è stato decomposto dalla deflagrazione, ma la sua energia vitale, il suo spirito inestinguibile si oppone alla morte ed emana una luce soffusa, vivida, cangiante.

Ma l’artista napoletano è andato oltre, realizzando una macchina-scultura che interagisce con il fruitore ed associa ad ogni suo movimento una reazione meccanica. “De rationartis” – questo il titolo dell’opera, presentata nel 1992 allo Studio Trisorio – traduce il libero e incondizionato movimento del corpo umano in suoni, luci e colori che prescindono da una ripetizione pre-ordinata. “De rationartis” è il punto di arrivo, ovvero il nuovo punto di partenza, di una ricerca sulle interazioni tra l’uomo e l’ambiente, che ha inizio nel 1987 con la creazione delle “Finestre”, strutture cinetiche tridimensionali.

La volontà di attuare i principi enunciati da Kandinskij nei saggi “Dello spirituale nell’arte” e “Punto, linea e superficie”, è una costante nell’opera di Enrico De Maio.

 

Marco di Mauro