OPERE DI PICCOLO FORMATO AL MUSEO MINIMO DI NAPOLI

 

Ricordate “Prospero’s books” di Peter Greenaway? Il regista-pittore inglese espresse, in una catena di immagini frammentarie che si rincorrono senza tregua, la sua concezione del film come una sequenza di fotogrammi e dichiarò che l’immagine filmica non è che “un’illusione misurata in un rettangolo”. La medesima concezione, applicata alla pittura, ispira la mostra allestita da Roberto Sanchez nel Museo Minimo di Fuorigrotta, che presenta una fitta selezione di opere di piccolo formato, come i fotogrammi di Greenaway. La mostra, visitabile fino al 16 settembre, vede la presenza di sedici artisti italiani e tre di nazionalità europea. Artisti che privilegiano il medio formato, ma che anche nella piccola dimensione hanno mostrato di esprimere l’essenza della loro poetica. Il titolo “Fare il mondo piccolo” è un invito a riflettere sul valore delle dimensioni, che non sono proporzionali alla qualità dell’oggetto, né alla pregnanza del significato. Un’idea intelligente e provocatoria nella società attuale – come osserva il critico d’arte Giancarlo Da Lio – che tende alla celebrazione del “maxi” e privilegia l’apparire piuttosto che l’essere.

Tra gli artisti invitati si annoverano alcuni nomi illustri, quali Renato Barisani, Carmine Di Ruggiero e Carlo Alfano, che occupano un ruolo importante nella storia dell’arte italiana degli ultimi decenni. Renato Barisani è stato uno dei fondatori, nel 1950, del MAC napoletano, che ha aperto la strada dell’astrazione geometrica volgendo il gesto artistico a “formare” piuttosto che rappresentare la realtà. Carmine Di Ruggiero ha percorso le vie dell’informale e dell’astrazione geometrica per conquistare la bidimensionalità assoluta della superficie pittorica, intesa come grado zero della pittura, come assenza totale di rimandi semantici a fenomeni interiori o alla realtà esterna. Carlo Alfano ha condotto fino alla morte una ricerca autonoma e segreta nelle radici profonde dell’io: le sue opere possono leggersi come frammenti di un autoritratto ermetico, in cui convergono le ansie e le inquietudini di una delle personalità più enigmatiche dell’arte italiana del Novecento.

 

Marco di Mauro