A GIUGLIANO GLI SCENARI APOCALITTICI DI FEDERICO DEL VECCHIO

 

Rottami di veicoli spaziali, arbusti spezzati, tracce di vita estinta in un’atmosfera rarefatta e abbacinante: sono gli scenari apocalittici di Federico Del Vecchio, di scena a Giugliano presso la galleria d’arte Umberto Di Marino. Il giovane artista ha formulato un linguaggio arido, spettrale, per enfatizzare il contrasto tra una natura degenerata ed una tecnologia aberrante. Le sue installazioni comunicano un acuto senso di angoscia per un futuro che si prospetta lugubre, senza vita, come nei più cupi film di fantascienza. L’artista partenopeo denuncia la miopia dell’uomo che, in virtù di un benessere immediato quanto effimero, arresta lo sguardo davanti ai suoi piedi e s’incammina verso l’autodistruzione. In questo processo inesorabile, di cui Federico Del Vecchio prefigura gli esiti, la materia organica è consunta e devitalizzata. Anche il legno, che costituisce la materia prima delle sue installazioni, si riveste di una patina bianca e diventa materia inorganica come la plastica o il vetro.

Lo spazio espositivo è attraversato da una linea verde acido che raccorda tutte le installazioni sulla linea d’orizzonte di uno sfondo unico, senza profondità. L’uomo, immerso in uno scafandro d’astronauta, è l’unica presenza riconoscibile in un ambiente irreale, alienante, che sfugge alla dimensione spaziale e temporale. Un segno ricorrente nell’opera di Del Vecchio è l’ordigno tecnologico, incastrato nei rami di un albero devitalizzato e decolorato. Sarà un albero di Cernobyl colpito dalle radiazioni nucleari, o forse una radice capovolta, risultato di un fallito esperimento genetico?

 

Marco di Mauro