UN VOLUME PER I CITTADINI DI LIVERI

 

“Un paese ci vuole” scrisse Cesare Pavese, perché anche la più intensa e soggettiva vicenda umana ha una dimensione in cui riconoscersi: la propria città. Ne è consapevole Felice Ianniciello, che attraverso un poderoso volume, dal titolo “Liveri nel Novecento: viaggio nella memoria”, ha offerto ai propri concittadini lo strumento per affermare la propria identità socio-culturale, proiettando le proprie esperienze in una dimensione comunitaria. Il volume, edito nel 2008 dall’Istituto Grafico Editoriale Italiano, con il patrocinio del Comune di Liveri e della Provincia di Napoli, illustra con passione ogni aspetto della vita liverese, dalle strade lastricate alle famiglie che vi abitano, dalla squadra di calcio alla banda musicale, dal Partito Comunista all’Azione Cattolica. Ciò che ai nostri occhi può apparire marginale o superfluo, assume un valore identitario per i cittadini locali, che si riconoscono in quelle tradizioni, quei riti, quelle usanze che, in qualche modo, si perpetuano ancor oggi. Penso ai pellegrinaggi ad Amalfi, dove i contadini liveresi si recavano con i carri per venerare la cattedrale di Sant’Andrea. Ancor oggi molti liveresi si recano ad Amalfi, ma il “traìno” è stato sostituito dall’automobile e il fervore religioso da interessi ludici: le spiagge, i ristoranti, i locali splendidamente affacciati sul mare della costiera.

Il volume di Ianniciello si apre con la descrizione dell’affresco che si venera nel santuario di Santa Maria a Parete, all’interno di un tempietto rinascimentale. L’affresco trecentesco, raffigurante la Madonna e due angeli, è una delle poche testimonianze d’arte scampate al rogo del 1989, che ridusse il santuario in macerie, nello sconcerto della piccola comunità. Fu un incendio di natura dolosa, appiccato dai ladri che avevano appena depredato la chiesa, prelevando tavole di Marco Cardisco, Silvestro Buono, Francesco Roviale ed altri protagonisti della pittura napoletana del ‘500. Attraverso le fiamme, i ladri miravano a nascondere le proprie tracce e a depistare le indagini della polizia, che infatti non ha ancora individuato i responsabili. Oggi il restauro del santuario, seppure privo degli arredi lignei e delle pitture che l’arredavano, rappresenta il simbolo di una comunità che vuole ritornare alle radici, ricostruire la trama del suo passato al fine di progettare un futuro sostenibile. È in questa prospettiva che il volume di Ianniciello assume un valore fondante, quale veicolo per una riaffermazione dell’identità liverese, in un contesto ambientale gravemente ferito e congestionato dalla dissennata espansione dei comuni vesuviani.

 

Marco di Mauro