FRAMMENTI D’INFINITO A VICO EQUENSE

 

“Frammenti d’infinito” è il titolo della collettiva curata dal critico veneziano Giancarlo Da Lio presso lo Studio Starace di Vico Equense, che si conclude stasera. Il critico veneziano propone un’eloquente selezione di opere che illustrano le ricerche di otto artisti, di varia provenienza e formazione, accomunati dall’interesse per i linguaggi multimediali e l’espressione libera delle idee. Gli artisti sono: Tiziana Baracchi, Yolaine Carlier, Cesare Iezzi, Ettore Le Donne, Giuseppe Masciarelli, Antonio Paciocco, Rémy Pénard e Stefano Zanus. La rassegna rientra nel calendario degli eventi coordinati da Maurizio Vitiello a Vico Equense.

Tiziana Baracchi espone due collage, che vedono la combinazione di segni e figure: la mela, frutto senza età, immagine del paradiso perduto; i Beatles, musica immortale che si lega ai momenti più belli della vita; la sagoma del cd, divulgatore di musica, parole, idee.

Yolaine Carlier, diplomata all’Accademia di Belle Arti di Parigi, crea sculture ed istallazioni con materiali di recupero. Allo Studio Starace presenta un’intrigante istallazione sonora, composta di lattine usate che assumono la forma di girasoli.

Cesare Iezzi ha percorso le vie tradizionali fino al 1996, anno in cui ha firmato il manifesto iperspazialista ed ha intrapreso una ricerca sul futuro anteriore, sul ripetersi ciclico della storia, sulla riproposizione di epoche già vissute.

Ettore Le Donne ha reso in chiave astratto-geometrica il profilo del bunker di Arafat, a Muqata. L’immagine del bunker è isolata dal suo contesto ambientale per assurgere ad icona di un popolo, di una storia, di una lotta che non avrà mai fine.

Giuseppe Masciarelli, formatosi nell’ambito della poetica immanentista, figura tra i firmatari del manifesto iperspazialista, nel 1996. L’artista abruzzese, memore della lezione di Fontana, vuol evadere dalla forma tradizionale del quadro.

Antonio Paciocco, che insegna Storia dell’Arte all’istituto d’arte di Chieti, conduce una ricerca sul Guerriero di Capistrano, capolavoro della scultura italica. La statua assurge ad emblema di un uomo che, nonostante l’evoluzione e il progresso, conserva i suoi archetipi originari.

Rémy Pénard ha impresso sulla carta un simbolo alchemico, ispirato a “Le Roi du monde” di René Guénon. Una croce bianca su un cerchio nero allude al bene e al male, alla luce e all’ombra, alle forze opposte che agiscono nel mondo.

Stefano Zanus, artista dalle mille esperienze che spaziano dalla poesia al cinema, ha impresso sulla pellicola fotografica il movimento ritmico, musicale di una fonte luminosa. Zanus diffonde le sue foto con i criteri dell’incisione d’arte: una volta esaurita la tiratura prescelta, il negativo viene biffato.

 

Marco di Mauro