A CAPUA LE CARTE ABRASE DI FRANCESCO CAPASSO

 

Si conclude sabato 19 giugno, presso la libreria “Guida” di Capua, la personale di Francesco Capasso, che illustra la sua poetica attraverso una serrata selezione di opere in tecnica mista.

La ricerca di Francesco Capasso tende alla sublimazione poetica dell’oggetto usato, logoro, abraso, di cui rivela la segreta spiritualità come residuo dell’esistenza non solo umana, potremmo dire cosmica. Le sue opere sono solcate da graffi, crepe, crettature, che comunicano una sensazione di sofferta precarietà. La materia, devitalizzata dalla consunzione, diventa elemento primordiale, residuo solido di una vita che si estingue.

Nelle elaborazioni dei primi anni ’90, Francesco Capasso tende a nascondere il proprio intervento per suggerire che l’opera sia “fatta da sé”. L’artista intuisce, attraverso la lezione di Burri e Kapoor, che il segno può nascere dalla colatura della ruggine o dall’impronta dell’acqua su una superficie. La trasformazione dei materiali attraverso l’azione del tempo e della natura lascia una traccia segnica, una testimonianza di vita che accende la sua sensibilità.

Alla fine del ’95, Capasso sceglie l’uso sistematico della carta abrasiva, affascinato dalla sua proprietà di conservare l’impronta del colore asportato dagli oggetti. L’artista recupera, seleziona ed applica sul supporto minuti frammenti di carte abrasive, fissati con spilli e collanti naturali. L’opera assume un carattere di temporaneità, instabilità, transitorietà, perché i tasselli sono asportabili e componibili all’infinito. La carta usata ci parla del suo passato, ci sollecita a pensare all’uso che ne è stato fatto, prima d’essere fissata nell’immobilità dell’opera d’arte. I suoi colori rimandano ai muri di tufo, agli intonaci grezzi, ai campi assolati della Terra di Lavoro. Le carte abrase raccolgono i riverberi di una realtà degradata e confusa, che l’artista tende a ricomporre con estremo lavoro di sintesi.

Altra costante nell’opera di Capasso è l’oscillazione tra ordine e caso, rigore e poesia, che si riflette nella geometria del supporto e nella libertà del segno. Tale oscillazione si esprime compiutamente in “Composizione n. 9”, dove la geometria dell’impianto, basata sull’iterazione del numero 3, è turbata dal caotico disporsi delle carte abrasive.

Nelle ultime opere, l’artista di Sant’Arpino recupera in chiave concettuale la tecnica dell’affresco, intesa come immissione del pigmento naturale nella calce viva. Il colore, una volta catturato dalla materia, ne diviene parte integrante.

 

Marco di Mauro