LA PITTURA DI TORALDO CONQUISTA IL PUBBLICO DI SCAFATI

 

Il pittore si misura con la vastità di una superficie vuota, neutra, impersonale. Non la deve riempire, la deve abitare, devi farvi risuonare la sua parola attraverso il gesto profondo della pennellata. È questo il modo di operare di Francesco Toraldo, in mostra fino al 15 novembre presso la galleria Barbato di Scafati, che stende il colore con tale fervore, veemenza, passione da conferire alle sue opere la pragmatica immediatezza di un’impressione non meditata. Ma l’irruenza delle sue ‘sciabolate’ di colore non esclude un acuto senso della composizione ed un sottile equilibrio cromatico, che si va orchestrando in accordi e disaccordi ben calibrati. Nella pittura di Toraldo si percepisce un attento lavoro di composizione e decomposizione della figura, costituita da schegge di colore sottili e taglienti, che sovrapponendosi e intersecandosi creano coinvolgenti effetti tattili. A questi si aggiungono gli effetti percettivi prodotti dai contrasti tonali e timbrici, che esplodono e implodono secondo gli schemi di un’accurata impaginazione visiva. Fondamentale è l’uso della spatola, che rende visibili la forza dei movimenti e le vibrazioni del ritmo, con effetti di alta densità poetica. Le corpose macchie di colore, che annullano il  disegno, si uniscono al gesto creativo per rendere visibile e concreta l’energia, indagata nelle sue forme più pure e rivelata in una nitida enunciazione narrativa.

I soggetti che l’artista predilige sono le onde del mare, solcate dalle vele in una futuristica fusione di forma, luce e movimento; e i concerti di musica jazz, di cui riesce a trasmettere le intense e vibranti sonorità.

Francesco Toraldo, nato a Catanzaro nel 1960, ha appreso i primi rudimenti dell’arte dal padre Enzo, pittore figurativo legato alla tradizione romantica meridionale. Nel 1974 si iscrive al liceo artistico di Catanzaro ma, insofferente all’impostazione didattica, dopo solo un anno abbandona gli studi e riprende a lavorare nella bottega paterna, perfezionando la tecnica e lo stile. Negli anni ’80 si stabilisce in Sicilia, dove subisce il fascino di Renato Gutttuso e intraprende un percorso di ricerca volto a legare la potenza del gesto all’espressività della figura, rileggendo in modo trasversale le principali correnti del Novecento.

Nel 1993 allestisce la sua prima personale a Catania, presso la galleria Lemonade, dove riscuote un ampio successo di pubblico e di critica. Da lì inizia una inarrestabile escalation di successi tra musei e gallerie di tutto il mondo: da Chianciano Treme a Tokyo, da Ginevra a Pescara, dove nel 2005 presenta quaranta opere inedite per il Festival Internazionale del Jazz.

 

Marco di Mauro