LE ARMONIE MUSICALI DI FRANCO CORTESE IN MOSTRA A CASERTA

 

Le geometrie plastiche di Franco Cortese incontrano le sagome inquietanti di Maria Pia Daidone nelle accoglienti sale del “Labyrintho” di Caserta, per la mostra “Dialoghi”. Un sapiente allestimento suggerisce richiami e consonanze tra le opere dei due artisti, uniti dalla comune predilezione per una forma essenziale, primitiva quanto moderna, che tende a svilupparsi nello spazio in virtù dei contrasti luce-ombra, bianco-nero, pieno-vuoto.

Franco Cortese, classe 1949, presente alla pinacoteca provinciale di Bari con il suo “Pendolo ballerino”, è uno scultore dalla sensibilità arcaica, originaria, che suscita armonie musicali in materiali rigidi come il ferro e la pietra. Attraverso composizioni razionali, che nascono da un equilibrio di tensioni, trazioni e vibrazioni, l’artista scava nelle pieghe dell’essere, alla ricerca di quel nocciolo esistenziale che sfugge alla percezione. La cifra estetica di Franco Cortese è rappresentata da un pendolo, che si pone come centro gravitazionale dell’opera, come punto di equilibrio di forze opposte e convergenti. Altro connotato essenziale è la leggerezza, la perdita di peso che subiscono i materiali. Questo processo di riduzione riflette la volontà dell’artista di porsi agli altri con umiltà, di non compromettere l’armonia della natura.

Maria Pia Daidone recepisce ed elabora, con il filtro di una sensibilità femminile, le sensazioni suscitate dagli eventi contemporanei. In un momento di grave squilibrio ed instabilità politica come quello che attraversiamo, le sagome umane diventano birilli, figure sacrali che non vedono, non sentono e non parlano. Unica nota di colore nella superficie delle sagome è una pupilla gelida, dilatata, devitalizzata, che volge lo sguardo dentro di sé per esplorare l’anima. La superficie delle tavole, graffiata da segni minuti e laceranti, comunica una sensazione di angoscia, di dolore, appena riscattata dall’ironia del birillo. L’artista sviluppa una concezione centripeta dell’opera d’arte, che sollecita l’osservatore a scavare oltre la superficie, a percepire nella elementarità dei segni una complessità di rimandi segreti.

 

Marco di Mauro