UN DIALOGO INEDITO TRA DUE MAESTRI: GENNARO ED ENA VILLANI

 

Un dialogo inedito tra le opere di Gennaro Villani, insigne rappresentante della pittura napoletana del primo Novecento, e di sua figlia Ena, autorevole esponente della pittura contemporanea, è quanto propone, fino a lunedì 12 maggio, la galleria Bianchi d’Espinosa in via Morelli.

Gennaro Villani, allievo prediletto di Michele Cammarano, Gaetano Esposito e Vincenzo Volpe, ebbe una carriera brillante in Europa e in America. Invitato a tutti i “salon” di Parigi, le biennali di Venezia, le quadriennali di Roma e Torino, ha legato la sua fama alle scene di mare, con le barche da pesca in balia delle correnti. “Non il paesaggio asciutto, classico o romantico, – ha scritto Michele Biancale – con la visione o l’impressione panoramica fine a se stessa, ma pittura moderna, nel suo contenuto essenziale.” La mostra attuale, però, vuole spostare l’accento su altri temi cari al maestro, come i ritratti di famiglia, dove manifesta una sottile vena intimista. Meraviglioso il ritratto di un’anziana donna, curva sulla sedia in una cella buia e disadorna, come la celebre Luigia Sanfelice di Gioacchino Toma. Altro capolavoro è il “Nudo di donna”, dipinto nel 1918, sull’onda di suggestioni parigine.

Ena Villani, pur fedele all’insegnamento paterno, ha maturato una sua cifra stilistica, autonoma e riconoscibile nei dipinti ad olio, come negli schizzi a penna in cui materializza l’emozione di una sera, di una compagnia, di una visita. Nelle sue tele si avverte l’eredità della tradizione napoletana, riflessa nei colori caldi e pastosi che rinnovano l’eco della Scuola di Posillipo, mentre le figure velate tra le sabbie del deserto riflettono le intime pulsioni della sua personalità. L’esotismo di Ena non è mai una scelta estetica, ma rappresenta la fuga verso un’alterità radicale, che si realizza nel deserto, sentito dall’artista come spazio di serena concentrazione emotiva, come non-luogo che svuota, rovescia, azzera i disvalori della società capitalista. Sia che rappresenti squarci metropolitani, come in “Brodway”, sia che rappresenti i tuareg in viaggio nel Sahara, Ena Villani non rinunzia a delineare atmosfere sospese e senza tempo, che esprimono la sua volontà di evadere dalla società capitalista.

 

Marco di Mauro