LA SCONVOLGENTE PITTURA DI BASELITZ AL MUSEO MADRE DI NAPOLI

 

Una serrata selezione di disegni, pitture e sculture per illustrare mezzo secolo di attività di Georg Baselitz, l’artista tedesco che, più d’ogni altro, ha saputo esprimere il dramma di una generazione che ha vissuto gli orrori del comunismo ed i paradossi del capitalismo La pregevole rassegna, curata da Norman Rosenthal, è visitabile fino al 15 settembre al Museo d’Arte Donnaregina di Napoli, che finalmente sembra aver ingranato la giusta marcia per inserirsi nel panorama internazionale dell’arte contemporanea.

Quando Berlino Est propugnava il realismo socialista e Berlino Ovest era il regno dell’astrazione e dell’informale, George Baselitz, emigrato ad Ovest prima della costruzione del muro, iniziava un percorso originale fondato sulla ricerca interiore piuttosto che sulla sperimentazione linguistica. Memore dell’espressionismo arcaico della scultura africana e dell’espressionismo moderno di Schiele e Kokoschka, Baselitz propone una figurazione violenta, torbida, sofferta, fatta di “scarabocchi crudeli”, come li definì efficacemente Antonio Saura. Corpi deformati e storpi, volti straniti e sconvolti, descritti da sciabolate di colore bruno, che gocciolando travolge ciò che tenta di costruire. Questa pittura è un riflesso del sistema che, con le sue regole aberranti, tende a negare la persona intesa come individuo pensante, come soggetto razionale e creativo. Nell’irruenza del gesto pittorico, venato di inquietudine e di malessere, Baselitz libera il furore che ha dentro di sé, il suo tormento ma anche la sua vitalità che agita violentemente il pennello fino a dissociare gli elementi plastici nel ciclo dei Frakturbilder (dipinti fratturati).

Nella rassegna napoletana sono illustrati i vari stadi della sua ricerca: da Die große Nacht im Eimer del 1962, cupo autoritratto dell’artista che si masturba, alla serie degli Helden, giovani eroi dai vestiti laceri, i capelli lunghi e gli occhi allucinati; dai Frakturbilder, in cui esplora il potenziale degli elementi dissociati, agli Overturn degli anni ’70, in cui ribalta la scena per suggerire nuove modalità percettive e cognitive; fino agli attuali Remixes, in cui rivisita le sue precedenti composizioni per indagarne i valori inespressi.

 

Marco di Mauro