LA SPIRITUALITĄ DI MANZŁ SULLE SPONDE DEL LAGO D'ORTA

 

Sulle amene sponde di un lago nel novarese, in una sintesi armonica di ambiti naturali e antropici, si adagia il pittoresco abitato di Orta San Giulio, che si inerpica sulle pendici del Sacro Monte col suo intrico di vicoli e gradoni, tra balconi fioriti di gerani, intime logge in pietra nuda, muri tinti di rosa e di giallo che alla sera brillano alla luce dei lampioni. Dietro queste case dalle morbide tinte pastello, quasi una scenografia teatrale che si offre generosa e cordiale allo sguardo incantato dei turisti, pulsa una vita ricca e operosa, che si manifesta in una molteplicitą di eventi culturali e folcloristici di elevato spessore. Fiore all'occhiello dell'autunno ortese - nel calendario della rassegna Ortacultura 2007, fortemente voluta dal sindaco Stefano Cusinato - č la mostra dello scultore bergamasco Giacomo Manzł, del quale sono esposti, nelle vie del borgo, sei capolavori in bronzo. Il percorso espositivo inizia dal cortile del municipio, che ha sede nello storico Palazzo Bossi, dove siamo accolti dal segretario comunale Michele Romano. Tra le aiuole fiorite con lo sfondo dell'isola di San Giulio, si ammira Il Fauno, potente scultura dal fascino arcaico ed evocativo, in cui l'artista riesce a coniugare la forza perentoria dell'arte romanica alla sensualitą, al verismo, alla ricerca espressiva dei suoi contemporanei, quali Medardo Rosso ed Auguste Rodin. Emblematica della poetica di Manzł č la scelta di rappresentare una divinitą di origine pastorale come il Fauno, piuttosto che Apollo o Marte, per alludere alla condizione umile della sua gente, che vive intorno al focolare domestico e riconosce nella feconditą, e quindi nella prole, uno dei valori fondanti della propria esistenza.

Segue la mirabile Tebe, che si lascia cullare dal vento come una creatura eterea, eppure assolutamente carnale nel turgore e nella sensualitą delle forme. Non č la classica eroina dal volto ribelle, che si oppone alle leggi del tiranno Creonte, non č l'eroina cantata da Alfieri e Brecht, nč quella scolpita da Perez con la testa di leone, bensģ una fanciulla purissima, rinascimentale, che si libra nell'aria come svuotata del suo peso corporeo. Manzł enfatizza la componente lirica, imprimendo alla figura un movimento circolare che prefigura la versione successiva dello stesso tema, in cui la Tebe sarą avvolta in un alveo che la contiene amorevolmente.

L'itinerario continua sotto i portici del Palazzotto medioevale con una statua di Cardinale dal volto ieratico, dal portamento solenne, dai rigidi paramenti che ricadono in basso con ampi panneggi. All'austeritą della visione frontale si contrappone un profilo agile e dinamico, che si connota per il libero fluire della veste che si solleva da terra, lasciandosi trasportare verso un'altra dimensione. La scultura aspira ad occupare lo spazio, a dominarlo con la sua tensione monumentale, eppure manifesta un'estrema leggerezza, che tende alla negazione dei volumi per esprimere quella ideale dissoluzione della materia che affranca lo spirito.

Un'altra statua di Cardinale, che si staglia solennemente al cielo con la sua sagoma tagliente, č esposta sulla terrazza del vecchio seminario, sulla Via Caire Albertoletti, dove si ammira anche la sensuale e impudica Ragazza sulla sedia, che stimola la fantasia del visitatore con la sua posa elegante e mollemente distesa. L'itinerario si conclude in Via Giovanetti, dove č sistemata l'opera Double Face: due fanciulle dai volti teneri e assorti che inquadrano la vista del lago, evocando i tempi remoti in cui sulle sponde del lago d'Orta non vi erano frotte di turisti, ma umili famiglie di contadini devoti a San Francesco.

Una mostra da non perdere, quella di Giacomo Manzł nelle vie di Orta, che riporta l'attenzione su uno dei grandi maestri della scultura italiana ed europea del XX secolo.

 

Marco di Mauro