LA PITTURA SACRA DI GIANNI PISANI

 

Conosciamo Gianni Pisani come un artista dissacrante e provocatorio, estroverso e disinibito, che ha fondato la sua poetica sulla impietosa e burlesca descrizione della malvagità umana. Oggi, però, è in grado di stupirci con tre dipinti di soggetto sacro, animati da un sincero e fervido sentimento religioso. Le tre opere, in esposizione temporanea nella chiesa napoletana di Santa Maria della Sanità, raffigurano la Madonna della Sanità, l’Ultima Cena e la visita a Napoli di Benedetto XVI.

La Madonna della Sanità, suggestivamente ubicata nel succorpo della chiesa, costituisce una moderna interpretazione del tema iconografico, dai colori vivaci e dai tratti intenzionalmente popolareschi. Nel suo volto arcaico, ma profondamente umano, il fedele può riconoscersi, può identificarsi, fino a stabilire un intimo colloquio che lo induce a rapportarsi al sacro senza timore reverenziale. Il dipinto si armonizza con il contesto e dialoga con i marmi policromi e le pitture seicentesche che decorano il succorpo.

L’Ultima Cena si distingue dalle comuni rappresentazioni sacre per aver abolito il diaframma che separa il mondo umano da quello divino: l’artista napoletano ci fa sentire partecipi, oltre che spettatori della mensa del Signore, sì da ribadire il carattere universale dell’eucarestia. Non solo gli apostoli, infatti, ma l’intera comunità dei fedeli può accedere al sacramento, ricevendo il corpo e il sangue di Cristo che si offre in sacrificio per la remissione dei peccati.

Nell’interpretazione di Gianni Pisani, Cristo e gli apostoli non hanno la fissità delle icone sacre e nemmeno la solennità che si attribuisce alle figure storiche, ma sono uomini veri, fortemente caratterizzati nella resa espressionistica dei volti e dei grossi piedi che spuntano sotto la tavola. Il giovane Cristo, biondo e imberbe, è intento a spezzare il pane per darlo ai suoi discepoli. Tra di loro spicca la truce figura di Giuda dai lineamenti grotteschi,  dal colorito livido, dalla barba ispida che incornicia il volto demoniaco. Un raggio di luce annega nei suoi occhi felini, mentre un ghigno malefico contorce le sue labbra, come nei vari “idioti” e “schifosi” che popolano i dipinti di Pisani.

Nella rappresentazione della visita di Benedetto XVI, nell’estate 2007, Gianni Pisani realizza ancora un’opera spettacolare, di forte impatto visivo. Il pontefice si staglia in primo piano, col volto sorridente e profondamente umano, sullo sfondo di una Piazza Plebiscito completamente vuota e deformata da una visione metafisica. Non vi sono nemmeno le statue equestri dei monarchi, ma solo un tappeto di basoli grigi, allineati come i paralleli e i meridiani di una mappa geografica. Una prospettiva grandangolare ingigantisce la piazza, curvando il selciato e riducendo i portici a un’esile cornice. Accanto al pontefice vestito di bianco, con le braccia protese in alto in gesto di saluto e di benedizione, si stagliano sei nastri variopinti che esprimono il benvenuto dei napoletani a papa Ratzinger. Ma dove sono i napoletani? Siamo noi che osserviamo il dipinto da fuori e ne siamo talmente coinvolti da sentirci dentro la rappresentazione, accolti tra le braccia di papa Ratzinger che ci viene incontro come messaggero di Dio. Al suo fianco compare, immancabile, il pingue e mansueto gatto di Pisani, con il ciondolo verde che pende dal suo collarino. Proprio l’amore per i mici accomuna l’artista al pontefice che, appena eletto al soglio pontificio, nello sconcerto generale, provvide alla sistemazione delle gabbie per il trasporto dei suoi gatti.

 

Marco di Mauro