IN VIAGGIO NELL’OPERA CON GIORGIO AGNISOLA

 

Siamo abituati ad una visione romantica e superficiale dell’impressionismo, quale rappresentazione della dolce vita parigina di fine ‘800; una pittura attenta ai valori cromatici e luministici, alla percezione ottica del reale, ma quasi indifferente ai soggetti e al loro sentire. Tale visione dell’impressionismo è capovolta da Giorgio Agnisola nel suo libro “Viaggio nell’opera: vedere e sentire l’arte”, edito a Bergamo per i tipi di Moretti & Vitali. Nell’analisi di Neve a Louvanciennes di Alfred Sisley, il critico casertano sottolinea come il paesaggio innevato sottenda una rappresentazione interiore, che emana una sensazione di silenzio e di pienezza, di dolcezza e di intimità, ma anche di chiusura, di distanza tra sé e il mondo. Agnisola si sofferma ancora sulla vibrazione delle pennellate, sincera proiezione delle vibrazioni dell’interiorità,  che scuotono da dentro la mano trepida dell’artista. La medesima lettura dell’impressionismo emerge dall’analisi di Rue Montorgueil imbandierata di Claude Monet. Nella concitazione della scena, animata da uno sventolare di bandiere sopra una folla festante, Agnisola legge una percezione intensa, commossa e risonante dell’evento, una percezione che da esterna si fa interna, diventa apprensione e comprensione della storia. L’artista “penetra” nell’evento, vi partecipa con entusiasmo e ci fa entrare non già nel luogo fisico e contingente, ma nella sua metafora umana: Monet traduce e restituisce il lato umano dell’evento, la gioia di una vittoria combattuta e sofferta dai parigini.

Ma l’analisi di Giorgio Agnisola non si limita all’impressionismo: la sua indagine si estende, con lo stesso metodo introspettivo, orientato a conoscere una verità intima e segreta, a capolavori del passato e del presente come l’Annunciazione di Beato Angelico o il Concetto spaziale di Lucio Fontana. Lo studioso tende a insinuarsi tra l’opera ed il suo autore, per cogliere quel flusso emozionale che si traduce nella danza dei colori, nel movimento dei segni, nella consistenza della materia pittorica che interagisce con lo spirito. Con profondo acume critico, Giorgio Agnisola delinea spazi mentali trattenuti nel turbinio delle pennellate o nell’ordine geometrico di forme essenziali, dove il pensiero si fa cerchio, quadrato, rettangolo, scalfito nella luce e nel colore.

 

Marco di Mauro