STURM UND DRANG, TEMPESTA E IMPETO

 

Il Maschio Angioino di Napoli, un luogo che ha significato orrore e violenza, sfarzo e rovina, accoglierà dal 6 ottobre la mostra personale di Giovanni Mangiacapra, artista napoletano che opera dagli anni ’70 nei liberi territori dell’informale, seguendo un percorso del tutto autonomo rispetto ai protagonisti di questa corrente. Fulcro dell’esposizione sarà una monumentale installazione di tre metri d’altezza, intorno alla quale si potrà visionare una serrata selezione di dipinti informali su vari supporti, nonché due sculture totemiche in legno.

Il tema della mostra è l’impeto delle passioni, la forza dello spirito che travolge l’uomo e lo trascina ai limiti della razionalità, come nel “Werther” di Goethe, che riconosce nel sentimento la forza predominante dell’uomo. Lo stesso procedimento pittorico di Giovanni Mangiacapra, basato sull’improvvisazione, l’assenza di una logica compositiva, il libero fluire dei segni in uno spazio percepito come campo d’azione, rimanda idealmente al flusso di coscienza goethiano.

La pittura di Giovanni Mangiacapra è materia viva, pulsante, organica: il corpo fluido della pittura che scorre sulla tela, sospinta da una passione incontenibile, ritrova la sua anima nella luce che penetra nei pigmenti e svela profondità inaspettate. L’artista aggredisce la tela con impulsività, stende il colore con robuste pennellate che lasciano la superficie ruvida, fitta di concavità e sporgenze come il terreno appena arato, ma pronto ad accogliere il seme della vita. I suoi dipinti informali sono paesaggi interiori: nelle rughe, nei cretti, nelle increspature della superficie pittorica si intuiscono i moti interiori, gli stati d’animo che l’artista, inconsciamente, riversa sulla tela. Allora la pittura si fa spessa e grumosa, proiettando in superficie un incontrollato flusso emotivo che, al pari di un’eruzione vulcanica, rimuove ogni traccia dell’esistente. Quel flusso emotivo, fuso e amalgamato nell’irruenza delle pennellate, non soggiace alle regole compositive eppure giunge a un nuovo senso della composizione, fondato sulla genuina corrispondenza tra il segno e l’emozione che l’ha generato. La preponderanza dell’energia che transita dall’artista verso la tela non si traduce in una messa in posa, ma in una precipitosa corsa verso l’ignoto, verso quelle profondità che spesso l’uomo ha paura di toccare.

La medesima tensione è presente nelle due sculture totemiche, composte da tasselli di legno che implodono entro la struttura che li contiene. La tensione insita nella struttura viene sottolineata dalla sua forma verticale e ascendente, che rinvia, concettualmente, ai totem dei nativi americani.

In alcune opere recenti, tuttavia, si legge il tentativo di stemperare i propri umori in una pittura più meditata, meno impulsiva. Il ritorno alla linea retta, orizzontale o verticale, è sintomo di una ritrovata stabilità, un ritrovato equilibrio interiore che si riflette anche nella liquidità del colore, nitido e lucente. In antitesi alla stesura informale della serie “Sturmer”, indifferenziata nell’ampiezza delle tele caoticamente percorse dai segni colorati, lo spazio della vita e delle passioni, nella serie “Erbauer” Giovanni Mangiacapra propone uno spazio di serena concentrazione emotiva, di uniforme luminosità, ordinato e sereno in una definizione quasi architettonica, a rappresentare uno stato di equilibrio raggiunto. E il nostro ricordo corre a Mark Rothko o a Franz Kline, protagonisti dell’espressionismo astratto, che dall’America sbarcò in Europa grazie al canadese Jean-Paul Riopelle.

Tra le opere ultime, una posizione di rilievo va assegnata alle tele monocrome, interamente giocate sui toni del bianco, che si lasciano permeare dalla luce naturale, fonte inesauribile di energia. Nondimeno si segnala la serie di tele con inserti di carta da parato, nelle quali l’irruenza della pittura travolge gli esili brani di decorazione stampata. La carta da parato, tuttavia, non annega nella tempesta pittorica, anzi stabilisce un dialogo con essa: così la vita rifluisce nell’arte e l’arte nella vita, realizzando quel connubio arte-vita che gli artisti inseguono da secoli.

 

Marco di Mauro