L’ECO DELLA VALCHIRIA ALLA GALLERIA ALFONSO ARTIACO

 

Frammenti di sculture antiche, echi di battaglie e di eroi, di sangue e di fede, sono idealmente sospesi nello spazio del mito. Una griglia geometrica tende a inquadrare i frammenti, che però sfuggono alla fissità delle cornici, quasi a voler difendere la propria vitalità. È la mostra di Giulio Paolini, allestita sino al 16 aprile nella galleria Alfonso Artiaco di Napoli. La mostra, dal titolo “Echi dal Teatro San Carlo”, presenta gli studi e i modelli per la scenografia della “Valchiria” di Richard Wagner, che sarà rappresentata fino al 6 aprile nel Teatro San Carlo. Il tema delle Valchirie, le dee guerriere che apparivano sui campi di battaglia e sceglievano i caduti degni di essere condotti nel Valhalla, è in sintonia con la poetica dell’artista genovese, che recupera la concezione classica dell’arte. Secondo Paolini, l’arte non si crea in funzione del pubblico, non è lo specchio di un tempo o di un luogo specifico, non aspira all’istruzione, né al compiacimento. L’arte esprime unicamente lo spirito di chi la realizza, non è condizionata dagli eventi contemporanei, perdura al suo tempo ed al suo autore.

I progetti esposti nei locali di Piazza dei Martiri “annunciano in senso assoluto il luogo della rappresentazione”, come dichiara l’artista, “proponendo il passaggio dalla scena dell’opera all’opera in scena.” Paolini imposta una riflessione sul vero significato della Valchiria, sulla sapienza rivelata dal mito, sull’esperienza umana sottesa al racconto. Elemento non secondario, nella concezione della scenografia, è il rapporto tra le opere, lo spazio espositivo e lo spettatore, attuato con un gioco di interrogazione infinita, di messa in scacco e di citazioni.

 

Marco di Mauro