IL POTERE DEI GESTI NELL’ OPERA DI H.H. LIM

 

Leonardo, più di ogni altro, ci ha insegnato a leggere nelle mani l’espressione di uno stato d’animo: nel suo Cenacolo milanese, gli apostoli sollevano le mani in segno d’innocenza o di stupore, di angoscia o di ripulsa, alla notizia che uno di loro tradirà Gesù. Così H.H. Lim ha incentrato la sua ricerca pittorica sull’espressione delle mani, raffigurando se stesso mentre esegue i movimenti codificati del linguaggio dei muti. Ma l’artista cinese, in mostra fino al 29 giugno presso la galleria Area 24 di Napoli, respinge l’idea di una rispondenza univoca tra segni e significati, lasciando al pubblico la libertà di leggere ed interpretare i gesti secondo il proprio sentire. La nostra fantasia è indotta a tessere i segni, per intuire messaggi e costruire storie accidentali attraverso il solo linguaggio delle mani. L’insistenza dell’artista nella rappresentazione di se stesso riflette una concezione autobiografica dell’opera d’arte, veicolo per un intimo colloquio col proprio io, che si svolge in silenzio come una religiosa contemplazione. Si spiega così il ricorso ai gesti piuttosto che alle parole, le quali implicano un suono, una voce che rompe il silenzio. Anche sul piano formale, la scelta del gessetto bianco su pannelli neri esprime la ricerca di una luce nei cupi territori dello spirito, di una verità segreta che giace sotto le menzogne della corporeità. La trasparenza del disegno sottolinea ancora la volontà di negare la materia, di sondare l’aldilà, di spostare l’accento dalla forma al contenuto.

Nell’era dei mass-media, dove la comunicazione è diretta e immediata, non lascia spazio all’immaginazione ma impone una sola possibilità di lettura, l’opera di H.H. Lim ci costringe a riflettere, a indugiare, a godere del segno e del rimando, ad accogliere i confini del paradosso e dell’ironia.

 

Marco di Mauro