HAAVARD HOMSTVEDT SBARCA A NAPOLI

 

Nell’era dell’eclettismo, della contaminazione, della sperimentazione plurilinguistica, nulla è completamente nuovo e nulla è completamente superato. Lo dimostra il norvegese Haavard Homstvedt – in mostra fino al 19 gennaio presso la galleria Annarumma di Napoli – che rilancia la manualità, il fare pittura con i colori densi e materici degli impressionisti, al fine di ricostruire quell’antico rapporto tra il soggetto che crea e la materia che si lascia plasmare. Il suo metodo di lavoro si basa sul recupero e la sedimentazione di frammenti pittorici, tratti da opere precedenti, ma profondamente rivisitati per assumere nuovi significati. Questa pratica genera un ciclo di materia che si perpetua senza fine, come un organismo naturale, che nella sua caducità, esprime tuttavia la capacità di rinnovarsi.

La stratificazione dei materiali, nonché l’ispirazione a modelli precedenti, da Munch a Giacometti, fino ai tessuti tradizionali scandinavi, deve farci riflettere sul concetto di memoria che è essenziale nella poetica dell’artista norvegese. Ogni opera, secondo Homstvedt, è l’esito di un processo di costruzione che si sviluppa nel tempo e coinvolge sia le esperienze personali, sia la memoria storica di cui siamo gli eredi, nonché i portavoce per le future generazioni.

Le stesse figure che popolano i dipinti di Homstvedt non appartengono né al passato, né al presente, sono labili icone dell’umanità in recita solitaria, ombre del passato che prima di giungere al presente hanno subito una lenta metamorfosi. Così riscontriamo, nelle lunghe tuniche di «Untitled» e «Stickler», dai fitti e regolari panneggi, il ricordo delle ieratiche processioni bizantine, nonché dei klimtiani cortei di santi della Kirche am Steinhof. E come nei modelli citati, anche nelle figure di Homstvedt i volti sono assenti, muti, evanescenti: i loro occhi non guardano, le loro labbra non parlano.

Il lavoro di Haavard Homstvedt, che attualmente vive tra Parigi e New York, ha già avuto un notevole riscontro internazionale, culminato nella sua presenza ad Art Basel nel 2008 nella sezione Art Statements. È stato inoltre nominato dalla «Art Review», influente rivista inglese, fra i primi venticinque artisti nella lista dei ‘future greats’.

 

Marco di Mauro