SCULTURE DI LUCE ALLA GALLERIA ARTIACO

 

Sospese tra materia e spirito, realtà e percezione, sono le ineffabili sculture di Ann Veronica Janssens, in mostra sino al 18 marzo presso la galleria Alfonso Artiaco di Napoli. L’artista britannica, classe 1956, realizza sculture effimere proiettando fasci di luce sul vapore immesso nello spazio. Il vapore si lascia penetrare dalla luce indagatrice, che ne rivela densità e movimento, ed appare come un organismo vivo che fluttua nell’aria, quasi danzando sulle note di una musica immaginaria. La combinazione di luce e vapore genera corpi in apparenza solidi e tangibili, ma privi di consistenza materica, suscitando nel pubblico una riflessione sul rapporto tra realtà e percezione nel vivere contemporaneo.

In Tropical Paradise, una delle opere esposte, l’artista evoca i riflessi del sole e del mare su una spiaggia tropicale, attraverso due fasci di luce colorata che sfumano all’orizzonte. Colpisce l’essenzialità dei mezzi con i quali si rende un paradiso per molti inarrivabile e quindi relegato in una dimensione onirica, impalpabile.

Le componenti di base dell’opera di Ann Veronica Janssens sono tre: la luce, percepita quale fonte inesauribile di vita e quale strumento di indagine della realtà; il movimento, attributo necessario di tutte le cose, perché nulla sfugge all’azione del divenire; e l’assenza di volume, che esprime la volontà di emanciparsi dalla materia per affrancare lo spirito, oppresso dall’insostenibile peso dei corpi. Trasparenza e leggerezza sono gli elementi di base dei suoi modi espressivi, sempre combinati con una tecnica sofisticata e una conoscenza degna di un maestro artigiano.

“Utilizzo la luce – dichiara l’artista – perché si insinui all’interno della materia e dell’architettura, per potere suscitare una esperienza percettiva che metta in movimento questa materialità dissolvendone le resistenze. Questo movimento è sovente provocato dal cervello stesso (...). Provo interesse per ciò che sfugge, non per arrestarlo ma per sperimentare il non percepibile.”

 

Marco di Mauro