IL FASCINO MALINCONICO DI KEVIN FRANCIS GRAY

 

Icone dell’attualità in recita solitaria, con i volti straniti ed i corpi consumati dall’alcool, sono le statue malinconiche di Kevin Francis Gray, in mostra sino al 2 febbraio alla galleria Changing Role di Napoli. L’artista irlandese focalizza la sua indagine sui teenagers del Ringsend, quartiere malfamato di Dublino, che si lasciano vivere come foglie, senza prospettive, fino a spegnersi nell’alcool e nelle droghe. Kevin condanna la riduzione dell’esistere a mero vegetare e proietta i ragazzi del Ringsend in una dimensione epica, sacrale, che idealmente attribuisce peso e significato alle loro vite. Le statue sono inondate di luce che scivola sulle superfici, penetra negli anfratti, convoglia nella cascata di lacrime di cristallo che nasconde i volti scarniti, esangui, spettrali. La purezza formale e la seduzione dei materiali traggono in inganno l’osservatore, al quale sfugge quel senso di amarezza, di vuoto, di disagio sociale, che si cela dietro le scarpe Nike e le giacche da rapper. Un’opera emblematica è “Hold tight” (“Tieni stretto”), che già nel titolo sottende un forte richiamo alla precarietà: i due soggetti si appoggiano l’uno all’altro senza vita, con i teschi appena celati dai cappucci ed una cascata di lacrime che scendono fino a terra. Sulla base è inciso un pentagramma in stile vittoriano, simbolo del male che si traduce nei corpi straziati delle due statue.

Kevin Francis Gray, consapevole della continuità tra l’arte antica e quella moderna, non disdegna di rappresentare temi attuali secondo iconografie classiche: le pose di “Jason & Emma”, per esempio, sono liberamente ispirate a quelle di “Amore e Psiche” di Antonio Canova.

L’artista irlandese, alla sua seconda personale a Napoli, ha già esposto alla galleria Goff+Rosenthal di Berlino, alla Roebling Hall di New York ed alla galleria One in the Other di Londra.

 

Marco di Mauro