L’INNOCENZA DI PASCOLI NELLA PITTURA DI SCERAL

 

Come Pascoli insegna, esiste in ognuno di noi un fanciullino che, finché siamo in tenera età, piange e ride con noi, confonde la sua voce con la nostra, di modo che si sente un solo palpito, uno solo strillare, un solo gemere. Ma dopo il sopravvento della maturità, mentre noi ingrossiamo la voce e volgiamo l’anima verso nuovi interessi, il fanciullino non cresce e continua a far sentire la sua voce ingenua e primigenia, il suo ‘tinnulo squillo’, suggerendoci quelle emozioni che solo un bimbo può vivere. Oggi, però, si contano sulle dita gli uomini capaci di udire l’acuto gemito del fanciullino, di ammirare ogni cosa col suo sguardo puro ed incantato, provando quelle sensazioni di stupore e di meraviglia che sono proprie dei bambini. Uno di questi è Lavinio Sceral, pittore dalla fervida fantasia che ha fatto della sua casa, ad Orta di Atella, una sorta di Parc Guell partenopeo, costellato di pitture e mosaici dai colori brillanti. In questo tripudio di colori si condensa l’immaginario di un artista che, con una spiccata sensibilità ludica e la genuina franchezza di un fanciullo, ha scelto un percorso del tutto autonomo dalle tendenze dell’arte contemporanea.

La pittura ‘barocca’ di Sceral, animata da un’intensa vena poetica, esprime sensazioni che sfuggono alla ragione e rinviano ai terreni del sogno, della visione, in cui la realtà soccombe al giogo di una fantasia preponderante. I protagonisti delle sue opere sono uomini e donne dai volti leonardeschi che, al riparo di spigolose armature, si tuffano in uno spazio onirico, surreale, ove fluttuano frammenti memoriali e tracce cromatiche di emozioni vissute. L’armatura, che ricorda quelle indossate dagli eroi dei cartoni animati, assume una duplice valenza: da un lato costituisce uno schermo per ripararsi dal male; da un altro allude, nelle sue stratificazioni, alle molteplici maschere che la società ci impone, come nel teatro di Pirandello. Allo stesso Pirandello rinvia il tema dell’incomunicabilità, espresso da Sceral nella rigida espressione dei volti dalle labbra serrate e dagli occhi fissi, che sembrano volgersi dentro a sé, con uno sguardo centripeto, piuttosto che al mondo esterno di cui si percepiscono le insidie.

 

Marco di Mauro