“THE BAY OF NAPLES” ALLA GALLERIA ARTIACO

 

Una narrazione che procede tra segni e parole, che si rincorrono lungo le pareti re-interpretando lo spazio, non più asettico recinto di mura, ma luogo del pensiero, amplificazione della mente oltre la mente. È l’ultima installazione di Lawrence Wiener, dal titolo “The bay of Naples”, allestita fino al 21 marzo presso la galleria Artiaco di Napoli. L’artista americano, annoverato tra i fondatori dell'arte concettuale, ha realizzato un progetto site specific per la storica sede di piazza dei Martiri, che fu di Lucio di Amelio ed oggi è di Alfonso Artiaco. L’installazione si compone di frasi emblematiche, formulate in modo sintetico e diretto, alle quali sono associate delle linee nere, che invitano il pubblico ad interrogarsi sul degrado della città e del suo celebre golfo. Il percorso muove da una linea retta, che allude alle “Zattere di legno scolpito nel golfo di Napoli”; procede attraverso linee paraboliche, associate ai rifiuti che inquinano le acque o alle scogliere artificiali che infrangono le onde; infine ritorna alla linea retta, che costituisce l'inizio e la fine del circuito. La linea retta è la pace originaria, ma anche la quiete dopo la tempesta, è il silenzio che precede la nascita o quello che segue la morte. La linea curva, viceversa, indica un processo che modifica lo stato iniziale fino alla sua negazione, da cui inesorabilmente riparte il ciclo.

Lawrence Weiner, classe 1942, vive ed opera tra New York ed Amsterdam. Ha esposto nei più prestigiosi musei d’arte contemporanea: dal Museum of Modern Art di San Francisco alla Tate Gallery di Londra, dal Musée d’Art Contemporain di Bordeaux fino al Castello di Rivoli. Ha realizzato progetti d’arte pubblica su larga scala per le città di Vancouver, Vienna, Eindhoven e New York. Le sue opere consistono, formalmente, in interventi testuali, dipinti o applicati sulle pareti dello spazio espositivo. I testi esposti denotano processi, materiali e strutture la cui libera interpretazione è lasciata ad ogni fruitore dell’opera, modificando anche il tradizionale rapporto tra artista e spettatore.

 

Marco di Mauro