LE FOTOGRAFIE DI LORENZO PARI AL MUSEO MINIMO DI NAPOLI

 

S’intitola “Eyes wide shut” la personale del fotografo Lorenzo Pari, che sarà inaugurata martedì 28 febbraio al Museo Minimo di Napoli. Il titolo della mostra, ispirato all’ultimo film di Kubrick, allude all’irriducibile opposizione tra l’oggettività propria del mezzo fotografico e la sensibilità del fotografo, che vuol vedere il soggetto con gli occhi dell’anima.

Come “l’uomo dal fiore in bocca”, nato dalla fertile penna di Pirandello, così Lorenzo Pari si tuffa con avidità nei dimessi luoghi del quotidiano per indagare il mistero della vita e penetrarne l’essenza. È una sorta di percorso iniziatico, che muove dall’analisi interiore e procede per gradi, fino ad approdare ad una rinnovata e ottimistica visione della vita. Attraverso l’obiettivo della sua fotocamera, l’artista assapora la banalità di ogni cosa, anche la più comune, e ne rivela l’intima bellezza in relazione all’uomo. L’inno alla vita è il significato profondo delle sue fotografie, che rappresentano uno strumento per indagare il mondo esterno, per bloccare l’emozione suscitata da un volto, un’espressione, un gesto.

Nelle intriganti fotografie dedicate all’amica Tea, Lorenzo Pari imposta la propria indagine sulla donna, nella sua indeterminatezza e inconoscibilità, nel fascino segreto delle sue contraddizioni. Nonostante il luminismo “caravaggesco”, le sue foto si collocano agli antipodi del naturalismo ed esprimono una ricercata sublimazione, quasi un modo nuovo di concepire la donna. La nudità è qui sottile espressione di una condizione d’isolamento e di purezza, una dimensione che conduce all’anima, già lontana da ogni legame con il corpo.

La medesima vocazione anti-naturalistica traspare dalle fotografie di Simona e Teta, che ci appaiono distratte, inquiete, assorte in occulti pensieri. Teta ha le gambe piegate, le mani congiunte, lo sguardo perso nel vuoto, alle sue spalle un concerto di ombre evoca un dramma interiore, che si consuma nel silenzio e nella solitudine. Simona incede a passo svelto, leggiadra e sfuggente come un’antica vestale, volgendo gli occhi a terra alla ricerca di un perché.

 

Marco di Mauro