INAUGURATO A CASERTA IL NUOVO ALLESTIMENTO DI “TERRAE MOTUS”

 

Denigrare Lucio Amelio era lo sport preferito di molti professori accademici e intellettuali partenopei. “Armando De Stefano iniziava ogni lezione con accuse e veleni contro Lucio Amelio – ricorda Domenico Napolitano, allora studente dell’Accademia di Belle Arti di Napoli – e quando Gianni Pisani portava il gallerista in Accademia, perché valutasse le opere degli allievi, i suoi colleghi torcevano il naso.” Le celebrazioni di Lucio Amelio, in occasione del decennale della sua morte, non devono trascurare l’isolamento al quale fu condannato dalla chiusa e retriva intelligentia napoletana, che in quel 9 luglio ‘94 ebbe un tacito sospiro di sollievo.

Il nuovo allestimento della collezione “Terrae Motus”, inaugurato giovedì nella Reggia di Caserta, ha offerto l’occasione per rivisitare la figura del geniale mecenate, riconoscere i suoi meriti per aver accolto a Napoli i massimi protagonisti dell’arte contemporanea, da Beuys a Warhol, e per aver lanciato giovani talenti come Fermariello e Longobardi.

Lucio Amelio capovolse la tradizionale immagine del gallerista, che vende l’opera d’arte, ma è estraneo al suo processo creativo. All’acuto mecenate non interessava lo sterile trasporto di opere da una sede a un’altra, voleva che l’artista stabilisse un rapporto fecondo con Napoli e creasse delle opere in loco. Col suo fare magnetico e coinvolgente, Amelio instaurava un rapporto intenso con gli artisti, li esortava a soggiornare nella città del Vesuvio, a lasciarsi sedurre e ispirare dalla sua magia. La collezione “Terrae Motus” è la più alta testimonianza della filosofia di Amelio che, all’indomani del terremoto del novembre 1980, invitò in Irpinia artisti del mondo intero, per esprimere la reazione dell’uomo alla catastrofe naturale. All’appello risposero entusiasti: Carlo Alfano, Miguel Barcelò, Joseph Beuys, Tony Cragg, Bruno Di Bello, Luciano Fabro, Gilbert & George, Keith Haring, Anselm Kiefer, Jannis Kounellis, Richard Long, Mario Merz, Mimmo Paladino, Gerhard Richter, Mario Schifano, Cy Twombly, Emilio Vedova, Andy Warhol…

La collezione fu presentata nel 1984 tra le crepe e gli intonaci cadenti di Villa Campolieto, emblema del terremoto. Nel 1987 fu esposta a Parigi, nel Grand Palais, e nel 1994 fu ceduta alla Reggia di Caserta per legato testamentario. A Caserta la collezione fu relegata in uno spazio esiguo ed allestita in modo assolutamento indegno, forse ispirato ai mercati rionali. All’interno della Reggia, non un cartello, non un segnale che indicasse ai turisti la prestigiosa collezione, quasi che sfigurasse al confronto con gli appartamenti reali. Dopo dieci anni di oblio, finalmente la classe politica si è accorta del valore di Lucio Amelio e della sua donazione, ed ha provato a ricucire una ferita mai rimarginata. Rimossi gli appellativi di “tossico”, “frocio” e “buffone”, Lucio Amelio è stato riabilitato al rango di mecenate che ha portato a Napoli l’arte contemporanea.

 

Marco di Mauro