IL “MAC” IN MOSTRA A SAN GIORGIO A CREMANO

 

Continua fino al 4 gennaio, alla galleria Sangiorgio, l’ampia retrospettiva sul MAC napoletano, il Movimento d’Arte Concreta fondato nel 1950 da Renato Barisani, Guido Tatafiore, Renato De Fusco e Antonio Venditti. Fu un soffio di modernità che scosse dal torpore l’Accademia napoletana, un segnale d’avanguardia che travolse gli strascichi della corrente Novecento, aprendosi alle esperienze geometrico-astratte che andavano affermandosi in Europa. Il MAC nacque dalle ceneri del Gruppo Sud, che nel secondo dopoguerra aveva svolto un ruolo importante come laboratorio di sperimentazione e di ricerca, senza però approdare ad una linea comune. Altra componente essenziale del pensiero concretista fu quella fiducia nel progresso e nella formazione di nuovi valori che, già nel 1928, aveva ispirato i Circumvisionisti. Questo gruppo, animato da Guglielmo Peirce, Carlo Cocchia e Antonio De Ambrosio, pur animato dal rigetto delle posizioni novecentiste, non andò oltre il recupero del primo futurismo, coniugato ad innesti del modernismo razionalista.

In questa ottica si coglie l’eccezionale rilevanza del MAC, che non si limitò ad enunciare dei principi, ma riuscì fino in fondo ad applicarli. Obiettivo del movimento era quello di opporre al degrado di Napoli l’utopia di una crescita culturale e sociale, un modello avveniristico di sviluppo, in grado di far emergere dal buio le forze positive, creative e imprenditoriali della città. La purezza visionaria delle sculture di Venditti, le composizioni geometriche di Tatafiore, le linee oblique e ascendenti di Barisani, o le “mappe urbane” di De Fusco, esprimono appieno la volontà del MAC di agire nella produttività contemporanea. Il gesto artistico non vuole rappresentare, ma “formare” la realtà, cioé “esprimere la coscienza di essere nella realtà”, come si legge nel manifesto del 1954.

Oggi possiamo sostenere che l’utopia del MAC si è realizzata, seppure fra mille ostacoli e battute di arresto: la città attraversa, finalmente, un processo di rinascita che rilancia il suo patrimonio culturale e le sue immense potenzialità.

 

Marco di Mauro