IN MOSTRA A NAPOLI IL GRUPPO ITALIANO DEL MADÌ

 

È aperta fino al 2 ottobre, nei locali della Provincia di Napoli a S. Maria la Nova, una mostra inedita, che illustra gli esiti formali del gruppo italiano del movimento Madì, attraverso una selezione di opere di Arden Quin, Bertolio, Cecere, Forlivesi, Frangi, Fulchignoni, Luggi, Mascia, Milo, Minoretti, Nicolato, Perrottelli, Pilone, Pinna, Rosa e Zangara.

Il movimento Madì rappresenta l’estrema maturazione del verbo concretista, l’ultimo stadio della ricerca aniconica, che ebbe il suo precursore in Kandinskij dal 1910. Da allora l’arte concreta ha seguito strade divergenti: dal costruttivismo al suprematismo, dal vorticismo al neoplasticismo, fino ad arrivare al movimento Madì, che curiosamente nasce nel clima conservatore dell’Argentina peronista. L’Argentina non aveva, come la Francia o la Russia, una tradizione d’arte aniconica, tuttavia fu in grado di recepire ed elaborare in modo autonomo gli stimoli provenienti dall’Europa. A far da tramite tra le due sponde dell’oceano, l’uruguaiano Joaquin Torres-Garcia e l’italiano Ernesto Rogers.

Torres-Garcia, stabilitosi a Parigi negli anni ’20, fondò insieme a Michel Seuphor il gruppo “Cercle et Carré”, con l’omonima rivista, cui aderirono Hans Arp, Kandinsky, Le Corbusier, Mondrian, Pevsner... Essi teorizzavano una nuova estetica, che sostituisse la geometria alle immagini figurative, e suggerivano la concretezza razionale in alternativa al “ritorno all’ordine”. Il gruppo ebbe vita breve, ma l’impegno costruttivista di Torres-Garcia proseguì in Uruguay, dove fondò nel 1936 la rivista “Circulo y Cuadrado”, come seconda serie di “Cercle et Carré”.

Decisivo per la nascita del Madì fu anche l’apporto dell’architetto Rogers, che esportò in Argentina le idee di Max Bill, esponente di “Abstraction-Création”, e di Georges Vantongerloo, del gruppo “Cercle et Carré”.

Su queste basi, nel 1946, Carmelo Arden Quin fonda il movimento Madì, denominazione formata dalle sillabe iniziali di “materialismo dialettico”. Arden Quin, nella stesura del manifesto, insiste sul superamento dell’ortogonalità, che ha “immobilizzato” le avanguardie dell’arte concreta, e sul tema dell’invenzione, che libera l’espressione artistica dalla schiavitù della mimesi, della rappresentazione naturalistica. Gli artisti Madì non rappresentano la realtà sensibile, ma esprimono un pensiero estetico che risiede esclusivamente nella ratio. Il pensiero si traduce in strutture geometriche dai colori puri, che acquistano energia, vitalità, dinamismo dall’uso della linea obliqua.

Gli esponenti del Madì italiano, costituitosi nel 1991, interpretano con intelligenza e creatività gli assunti del movimento, realizzando agili strutture che ruotano, vibrano e si estendono liberamente nello spazio. Un’assoluta libertà espressiva, coniugata alla volontà di conquistare lo spazio, è quanto emerge dall’attuale mostra.

Reale Frangi espone due strutture asimmetriche, caratterizzate da una dimensione interna ed una esterna, che s’identifica con la cornice. L’artista milanese, che opera dal 1969 nel campo dell’astrazione geometrica, tende a rompere la costruzione e ad aprire gli spazi. La cornice stessa non chiude l’opera, ma media tra lo spazio interno e quello esterno.

Aldo Fulchignoni presenta una struttura rotabile in tutte le direzioni, che nasce dall’incastro di forme geometriche. L’artista napoletano è approdato al Madì dopo un percorso coerente, durante il quale ha sperimentato i limiti della pittura figurativa, il dinamismo cangiante del futurismo, i principi della sintesi neoplastica.

Vincenzo Mascia espone due strutture irregolari, dove la luce dialoga con i segni geometrici e cromatici. L’architetto molisano muove la sua ricerca dall’arte concettuale e dallo spazialismo di Lucio Fontana, da cui attinge la volontà di costruire uno spazio reale, non illusorio, non prospettico.

Renato Milo presenta due strutture in plexiglas, composte di un piano trasparente con elementi geometrici a rilievo. L’artista vesuviano ha legato il suo nome alle idrosculture, dove l’elemento geometrico è inserito in una teca di plexiglas ricolma d’acqua. Attraverso l’espediente dell’acqua, Milo ha raggiunto effetti di rifrazione cinetica che traducono l’ideale Madì della modularità. Il fruitore che si muove intorno alle idrosculture crea, involontariamente, un movimento visivo che moltiplica l’oggetto.

 

Marco di Mauro