AL RISTORANTE “JAP-ONE” LE FOTOGRAFIE DI TSUKIJI

 

È visitabile fino a martedì primo giugno, presso il ristorante giapponese “Jap-one” in via Cappella Vecchia, la personale del fotografo torinese Marco Sodaro. L’intrigante esposizione, a cura di Marco di Mauro, illustra la brulicante attività di Tsukiji, il mercato del pesce di Tokyo.

In un microcosmo variegato e in continua evoluzione come Tokyo, completamente votata al modello americano, sorprende scoprire un luogo di tradizionale bellezza come Tsukiji, il mercato del pesce. Visitare Tsukiji è come assistere ad una rappresentazione di teatro kabuki, dove l’esilità della trama è compensata dalla varietà dei costumi, degli artifici, dei giochi di scena. Dall’alba al tramonto, migliaia di pescivendoli girano con i loro carretti in un vasto magazzino dove, su enormi blocchi di ghiaccio tagliati a mano, posano tonnellate di pesce fresco. Alle 6 del mattino, i maggiori chef di Tokyo si aggirano per i banchi alla ricerca del pesce pregiato, mentre i pescatori appena approdati si affannano a scaricare le merci. Anguille e polpi si contorcono nei cesti, infinite specie di pesci e molluschi si muovono dietro i vetri appannati delle vasche. “Tutto ciò m’è apparso – dichiara Marco Sodaro – come il malinconico catalogo di un bestiario marino, l’immagine fossile di un mondo depositario di segreti ormai sconosciuti, o forse da sempre ignorati.”

Con acuto spirito da reporter che vuole indagare e conoscere la cultura giapponese, Marco Sodaro ha rappresentato Tsukiji in 25 scatti, che riprendono scene di mercato o singole merci. L’autore non ha bisogno di allontanare l’obiettivo per cogliere il mercato nella sua interezza: il totale è già insito nel particolare, reso in bianconero con sapiente uso delle tecniche fotografiche. Attraverso il sistema zonale, Marco Sodaro pre-visualizza il campo tonale della stampa e riesce a rendere le sfumature più sottili. Il taglio fotogiornalistico è ispirato ai reporter americani, come Charles Harbutt, Antonin Kratochvil e Micheal Ackerman, dei quali è stato allievo. Da Ackerman deriva anche la scelta del fondo scuro, solcato da raggi luminosi che rilevano gli oggetti.

 

M. di M.