LE LINEE-FORZA DI TAMBURRO ALLA GALLERIA BERSANI DI CAPRI

 

Una nuova galleria si affaccia sul panorama nazionale dell’arte contemporanea: è la Bersani Art Gallery di Capri, che attualmente presenta “Kaos di luce”, personale del pittore Marco Tamburro. Il giovane artista osserva il paesaggio urbano con l’allucinata visione di un mistico e ne coglie la dimensione dinamica e delirante, violenta e contraddittoria. In primo piano i riflessi di luce sulla canna di una pistola, una fuga di palazzi in prospettiva radente, una perentoria sfilata di finestre chiuse, e in secondo piano un valzer di linee futuristiche che ruotano, rimbalzano, evadono dalla superficie fino ad abolire il diaframma tra lo spazio dell’opera e lo spazio reale. Tutto scorre – direbbe Eraclito – e si auto-distrugge per rinascere sotto nuove spoglie. Tamburro presenta la metropoli come uno spazio algido, alienante, un non-luogo soffocato dallo smog, eppure estremamente vitale e fascinoso, come le riprese di Wim Wenders in “Il cielo sopra Berlino”. Il suo sguardo, però, si dirige in alto con esasperata verticalità, al di sopra di quel dedalo di strade, insegne luminose, antenne paraboliche che si stagliano come una ragnatela innanzi ai nostri occhi. L’artista solleva gli occhi per trovare, oltre le cortine dei palazzi che puntano al cielo come missili, un momento per respirare, una pausa per riflettere, per poi immergersi di nuovo nel flusso dinamico della contemporaneità.

Marco Tamburro, con talentuosa messinscena, riesce ad immergere il paesaggio urbano in un’atmosfera surreale, suggerita da un intrico di segni luminosi su fondo rosso carminio o rosso rubino. Il dinamismo di tali segni, che irrompono sulla scena con traiettorie labili e sfuggenti, comunica un senso di instabilità, di ansia convulsiva, quasi un labirinto di sensazioni e di stati d’animo che si perdono nel vuoto dell’esistenza. Qui possiamo leggere un richiamo alle linee-forza futuriste, che raccordano visivamente l’oggetto e la velocità, ma anche ai graffiti metropolitani, espressione di una comunicatività ruvida e immediata. Anche il mezzo cromatico – quel rosso acceso in cui risiedono la tensione emotiva e lo sfrenato vitalismo dell’artista perugino – rafforza il potere evocativo delle immagini, flash disincantati di un microcosmo allucinante e rivelatore.

 

Marco di Mauro