ALLA GALLERIA T293 RITORNA MARCO ZEZZA

 

È di scena alla galleria T293, in Via dei Tribunali, la personale del giovane Marco Zezza, reduce da un lungo soggiorno a Berlino. L’artista napoletano vuole ribadire, in ogni opera, che non esiste un luogo o un oggetto assolutamente brutto: ovunque si cela un’intima bellezza, che solo i più sensibili sono in grado di cogliere e tramutare in opera d’arte. Così nella melma lasciata dallo tsunami è possibile cogliere labili tracce di vita, oggetti di piacere, vasetti orientali, che accendono la sensibilità dell’artista ed agitano la sua vena creativa. Le emozioni suscitate dalla tragedia asiatica sono riflesse nell’installazione “Nanà”, che accoglie il visitatore all’ingresso della galleria. Il titolo evoca l’omonimo romanzo di Zola, di cui è protagonista un’avvenente prostituta sfigurata dal vaiolo. L’installazione esalta la strenua resistenza della vita a tutto ciò che le si oppone: gli oggetti sommersi dal fango sono come palle di gomma – direbbe Moravia – che più le spingi sotto e più tornano a galla. Sugli oggetti appaiono sigilli e ornamenti dal sapore liberty, che rimandano ai fasti della belle epoque. Un’età di relativo benessere, che si distingue dall’oggi per gli slanci ideali, la fiducia nel progresso, la ricerca di un’armonia perduta.

Un delicato lirismo ispira “Cuore semplice”, opera icastica che allude, nell’intersezione di due vetri colorati, alla purezza di un rapporto d’amore. I due vetri hanno colori primari, il giallo e l’azzurro, dalla cui somma nasce il verde, possibile metafora di una vita nascente. Di fronte a “Cuore semplice” è esposta “Sogno in dolce stil novo”, che si compone di una lastra di plexiglas rosso su travi di legno usurate. Il plexiglas funge da enigmatico rivelatore dello spirito che anima la materia, della vita che trasuda dalle ruvide striature del legno.

Nel collage che conclude la mostra, Marco fissa per immagini delle intuizioni interiori, che acquistano una dimensione concreta e tangibile. L’artista, consapevole che l’ordine è solo un compromesso del pensiero razionale, dispone le immagini in modo irrazionale e confuso. Il caos riflette il magma stratificato di esperienze e ricordi, legati da una maglia di intime relazioni, che costituisce il pensiero umano.

 

Marco di Mauro