I RITRATTI DI SALINA ALLA GIAMAART

 

La neofigurazione è di scena alla galleria GiaMaArt di Vitulano, diretta da Gianfranco Matarazzo, che presenta una selezione di ritratti di Mario Salina. Il pittore bergamasco, classe 1963, dispiega nel ritratto la sua ricerca espressiva, che tende all’introspezione per individuare i significati profondi dell’esistenza. L’artista costruisce i volti attraverso il colore, impregnato di luce, che invade la superficie in tocchi rapidi e vibranti, dall’effetto quasi spatolato. La definizione dei tratti somatici è sommaria, impressionistica, ma profonda è l’espressione degli occhi, specchio dell’anima che Salina pone a fondamento della sua ricerca. L’artista indugia con ampia libertà cromatica sul contorno degli occhi, sul turgore delle labbra, sulle variazioni tonali dell’incarnato, che emerge con vivacità dal contrasto con i fondi verdi o azzurri. Si potrebbe pensare che Mario Salina si immedesimi, di volta in volta, nei soggetti che ritrae, riconoscendosi in uno sguardo, un gesto, un involontario movimento degli occhi o delle labbra. Questa interpretazione ci porta a leggere ogni suo ritratto come stadio di una ricerca interiore, rivolta alla comprensione di sé, delle sue inquietudini e delle sue aspirazioni.

I ritratti di Salina sono segnati da un intimo malessere, che affiora nelle deformazioni anatomiche e nella predominante rossa dei volti, eppure sono vivi, ci parlano e ci trasmettono le proprie emozioni. Non sono icone impassibili, ma riflessi autentici di una umanità dimessa, che nonostante le angosce quotidiane, afferma la sua volontà di andare avanti nel proprio cammino di vita.

L’emancipazione dalle regole percettive, dalle norme compositive, dalla costruzione naturalistica dell’immagine e dello spazio risponde a un’esigenza di sincerità e immediatezza, che induce Mario Salina a rielaborare la figura attraverso il filtro della mente.

La mostra, corredata da un catalogo con testo di Andrea Beolchi, sarà visitabile fino al prossimo 19 maggio.

 

Marco di Mauro