L’ASTRAZIONE LIRICA DI MASSIMO LATTE

 

Secondo Charles Leadbeater ed Annie Besant, autori del fortunato volume “Thoughts-forms”, il rosso di cadmio esprime “animal passion e sensual desire”. Tale definizione si addice all’opera pittorica di Massimo Latte, in mostra a Napoli sino al 13 luglio presso Changing Role – Home Gallery. L’artista napoletano, classe 1963, presenta una serrata selezione di tele monocrome sui toni del rosso lacca o bitume, segnate da larghe campiture di colore puro in cui si rileva una conquistata dimensione spirituale. La struttura dell’opera è determinata dall’ispirazione, che agisce in modo imperioso, dettando le regole della composizione e le scelte cromatiche per approdare alla negazione della forma come categoria mentale, distinta dalla realtà. L’astrazione lirica di Massimo Latte non è riduzione o sintesi della natura, bensì minimalità produttiva: l’artista si innesta nelle forze creative dell’universo e materializza le sue pulsioni in uno scenario mutevole, in perenne evoluzione, che non sfugge al moto universale di tutte le cose. Se i tagli di Fontana aprivano inediti squarci sull’infinito, l’immateriale, l’essere che presiede alle manifestazioni effimere, le dense pennellate di Massimo Latte sono già oltre, come fossero prelevate dal retro della tela ed applicate sulla superficie, campo di azione ed universo della pittura. L’artista apre l’esperienza visiva a mondi bulbari in cui la forma è perduta, dissolta nel colore, tuttavia resiste la distinzione tra segno e fondo, essere e non-essere, presenza e assenza di quella fonte di energia inesauribile che è vita.

La mostra può essere letta come un veloce cortometraggio, di cui ogni tela costituisce un frame, che si sviluppa lungo i sentieri dell’anima attraverso pennellate oleose, dinamiche, fluenti, che sembrano scivolare da una tela a un’altra per invadere lo spazio. Gli elementi gestuali permettono di valicare i confini della tela e costruire una spazialità dilatata, in un sistema di coordinate ritmiche, che conferiscono al dipinto una sottile musicalità.

Le scelte cromatiche sono determinate non solo da ragioni estetiche o concettuali, ma anche dalla composizione chimica dei colori: il rosso di cadmio, di origine metallica, e ancor più il bitume, col suo aspetto denso e materico, affascina l’artista perché è un pigmento di origine fossile. Un colore “immanente”, concreto, la cui composizione è empiricamente raggiunta da Massimo Latte richiamandosi all’antico ideale dell’artista-alchimista.

 

Marco di Mauro